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Angela Hewitt: l’incanto di Bach, ancora una volta

Angela HewittIl legame che Angela Hewitt ha mantenuto nel tempo con J.S.Bach è un fatto ben noto alla comunità della musica classica. Se qualcuno avesse dei dubbi, basterebbe consultare la sua copiosa discografia. Per il concerto in programma presso Unione Musicale (18 aprile, Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino) l’invito diventa duplice: non soltanto si tratta del grande florilegio delle Variazioni Goldberg, ma della celebre Aria (Aria mit verschiedenen Veränderungen, BWV 988) che ha contribuito a consacrare il capolavoro bachiano – quella, per intenderci, che abbiamo sentito suonare anche a Glenn Gould. «È la più grande musica che sia mai stata scritta, ha tutto: perfezione formale, un inarrestabile flusso di idee, il senso della gioia, della danza, una profonda spiritualità» ha detto la pianista di origine canadese. Difficile smentirla. Per ulteriori informazioni

 

Bang on a Can: creazioni contemporanee

Bang on a CanEra il lontano 1987 quando il noto ensemble americano Bang on a Can (foto) dava forma alla prima maratona musicale che coinvolse la comunità dei compositori più innovativi, quelli che non si lasciano fermare da commissioni o concorsi per creare qualcosa di cui sentono davvero la necessità. Vent’anni dopo e con alle spalle un successo conclamato sulla scena internazionale, il programma del Bang on a Can Summer Music Festival si articola su diversi sezioni, mantenendo lo spirito delle origini: l’ormai classica Bang on a Can Marathon; The People’s Commissioning Fund per le nuove creazioni di compositori contemporanei; Bang on a Can All-Stars che coinvolge come un vero e proprio tour diverse location; Bang on a Can Summer Music Festival presso il MASS MoCA, ovvero la parte professionale del festival, rivolta alla formazione dei giovani compositori. A tali sezioni si aggiungono i progetti Asphalt Orchestra, Found Sound Nation e OneBeat. Un fattore comune a tutti questi progetti collaterali? La collaborazione multidisciplinare: deejays e coreografi, in particolare, sono i benvenuti sul palco e l’idea di musica che promana dal festival è quella transtorica che, ormai, non fa distinzioni tra i generi e le epoche sonore.Per informazioni

 

Il mondo di Karol Szymanowski

SzymanowskiKarol Szymanowski (1882-1937) ha un sito dedicato alle sue opere e alla sua importante personalità culturale. Dopo la fondazione di una società per la diffusione della musica polacca in Europa, Szymanowski visse a Lipsia, Berlino e Vienna, mentre dal 1927 fu direttore del Conservatorio di Varsavia. Si può dire che, dopo Chopin, Szymanowski è la figura che esprime meglio lo spirito polacco precedente le avanguardie. Insieme a Skrjabin, Schoenberg e Stravinsky, Szymanowski è riuscito ad elaborare uno stile personale, autonomo e venato di accostamenti armonici audaci, rimanendo immerso in una forte ispirazione mistica, specialmente nelle sue sinfonie. E’ anche autore di importanti opere musicali come Re Ruggero (1926) e Hagith (1922), liriche per voce e pianoforte, alcuni poemi per violino e pianoforte (Miti). Il sito merita davvero una visita perché offre molte informazioni sul compositore.

 

Gesualdo nostro contemporaneo

gesualdo-more-or-lessE’ un fatto noto che la musica del Novecento ha spesso reso omaggio alla musica di Gesualdo da Venosa (1566-1613), con intenti diversi che vanno dalla pura e semplice riscoperta filologica o timbrica al recupero di un’intera tradizione soggiacente, qualche volta con intenti politici (qualche nome? Maderna, Nono, Petrassi, Malipiero, Sciarrino). Il saggio di Marilena Laterza, Gesualdo more or less. Sulla riscrittura nella musica contemporanea (Biblioteca Musicale LIM), rende giustizia ad una scena culturale e compositiva non troppo conosciuta, osservando come il rapporto con la musica di Gesualdo comprenda pratiche diverse che formano un vero e proprio repertorio di atteggiamenti che vanno “dalla trascrizione alla traduzione, alla variazione, alla citazione, al collage, al prestito, al plagio. Considerandole nelle loro contiguità e sovrapposizioni come nei contrasti e opposizioni, si finisce col vederne una continuità concettuale e storica che coincide con il concetto stesso di tradizione. I tentativi di sistematizzare questo atto artistico multiforme ci conducono da una parte a riflettere sul concetto di opera, dall’altra a interrogarci sulle diverse pratiche in cui esso si è, di volta in volta, diversamente attuato”. Per informazioni

 

Aix-en-Provence festeggia il sentimento ritrovato

sabine-devieilheMusica e amour fou, un rapporto che dura da alcuni secoli. Questo è il tema archetipico del Festival d’Aix-en-Procence 2018, declinato attraverso l’opera lirica, la musica da camera, la composizione contemporanea. Didone, Euridice, Layla, Ariane – sono, soprattutto, le figure femminili che emergono dalle opere anche se, come scrive Bernard Foccroulle nel suo editoriale, “les amours à l’opéra sont rarement des fleuves tranquilles”. Per fortuna, nemmeno il programma del festival è tranquillo. Anzi, per scelte degli interpreti e delle opere si direbbe appassionato: Schoenberg, Zemlinsky e Webern (quest’ultimo con il celebre Langsamer Satz) apriranno il sipario per il soprano Sabine Devieilhe (nella foto), mentre si fa notare la presenza della violista Tabea Zimmermann – attiva anche nella formazione cameristica Arcanto Quartet- con un concerto che ruota attorno e attraverso partiture di Brahms, Zoltán Kodály, alcune pagine rare di Franz Liszt e una commissione per Charlotte Bray. Per ulteriori informazioni

 

Festival du printemps: omaggio a Charles Ives

festival-du-printempsCome notava Emanuele Arciuli nel suo Musica per pianoforte negli Stati Uniti, Charles Ives (1874-1954) “è nato lo stesso anno di Arnold Schoenberg e un anno prima di Maurice Ravel”. Ma c’è da chiedersi se sia mai diventato davvero contemporaneo di qualche compositore, visto che la sua musica continua, ancora oggi, a disertare le sale da concerto europee. Fa eccezione l’edizione 2018 del Festival du printemps (Montecarlo) dove Ives avrà l’onore di apparire fin dal concerto d’apertura, insieme alla Sequenza per flauto di Luciano Berio e a due composizioni molte note di Leonard Bernstein (Candide, Danses symphoniques da West Side Story). Gli appuntamenti dedicati alla musica americana continueranno durante il corso del festival (16 marzo – 29 aprile), esplorando – anche grazie alla presenza di eminenti musicologi come Philippe Albèra– i sentieri poco illuminati di una musica sempre viva e in piena evoluzione. Molto interessanti le presenze sia per la musica da camera (Zemlinsky Quartet, Béla Quartet e molti altri) che solistiche, tra cui segnaliamo Julien Blanc e Bertrand Chamayou impegnati, entrambi, in un programma dedicato all’opera pianistica di Ives. Per ulteriori informazioni

 

Presences feminines: compositrici nel mondo

presences-femininesQualche volta nascono dei festival che sono delle piccole gemme. Sorprendenti, ricchi di passione anche civile e politica. E’ questo il caso, probabilmente, di Presences feminines: una creazione recente di Claire Bodin (interprete al clavicembalo e basso continuo, diplomata a pieni voti al Conservatorio di Parigi) che ha deciso di riunire sotto lo stesso tetto le compositrici e le interpreti che subiscono un’assurda discriminazione: quella di essere o di essere state donne. La risposta di Presences feminines è quella di creare un luogo dove mescolare le voci femminili al di là di ogni confine geografico e storico. Una grande partitura che unisce voci anche molto distanti per lo stile e per l’epoca. L’elenco delle compositrici ospiti in questi anni è lungo (dategli un’occhiata qui) e le date dei concerti partono dal 23 marzo. Il concerto inaugurale vede protagoniste Maddalena Laura Lombardini Sirmen (1735-1785), Laura Aulin Valborg (1860-1928) e Iris Szeghy (1956-). Per ulteriori informazioni

 

Musik Unserer Zeit: la contemporanea su YouTube

Brigitta MuntendorfChi l’ha detto che la musica contemporanea è per pochi? Questione d’orecchio, non certo di comunicazione. Così la pensano anche gli organizzatori del canale YouTube dedicato ai nuovi compositori, Musik Unserer Zeit. Qui si possono trovare e ascoltare giovani compositori come Brigitta Muntendorf (foto), Tom Coult, Jonas Valfridsson (vincitore del Toru Takemitsu Composition Award), Fredrik Gran e altri. Oggi la contemporanea è un universo molto vasto ed è arduo renderne conto. Musik Unserer Zeit tenta di colmare il vuoto informativo indirizzando gli ascoltatori con le sue preziose playlist. Una visita merita senz’altro, tra le tante iniziative che Internet può offrire ma che non sempre sono curate dal punto di vista editoriale. In seguito, magari, si può approfondire la conoscenza di un compositore su CD o – perché no- tramite Spotify. Per informazioni visita il canale

 

Per ascoltare Beat Furrer

Beat FurrerNegli ultimi anni il mondo discografico ha offerto al compositore svizzero Beat Furrer un’ampia e meritata attenzione, anche grazie al successo di alcune  première. Le possibilità d’ascolto, quindi, si sono moltiplicate e oggi, in fondo, disponiamo di qualsiasi tipo di musica anche via streaming. Mancano, invece, i buoni consigli di una volta. Enigma I-VI / voices – still / …cold and calm and moving è, per esempio, un CD uscito l’anno scorso per Toccata Classics. La sua originalità all’interno della discografia di Furrer è presto detta: contiene alcune opere per coro – in questo caso lo Helsinki Chamber Choir– che è una rara occasione d’ascolto. Per chi ha già avuto modo di apprezzare brani come spur (1998) per pianoforte e quartetto d’archi o Xenos per ensemble (2008), il CD edito da Toccata Classics può essere un modo per scoprire altre virtù compositive di Furrer, ben noto rappresentante di una corrente musicale che non è corretto, come spesso viene fatto, collegare al cosiddetto “espressionismo” ma che trova nella texture sonora un solido punto di partenza. Il disco che raccoglie i quartetti di Furrer (Kairos, 2010) eseguiti dal KNM Quartett potrebbe completare un ascolto più esigente, accanto ad un altro CD Kairos che vede Nicolas Hodges accanto alla WDR Sinfonieorchester di Köln per incidire il Konzert für Klavier und Orchester, Invocation VI, spur, Fama VI, Retour an dich, lotófagos I. Per i riferimenti completi consultare la discografia del compositore.

 

Schumann: lettere dal paese degli spiriti

Le lettere di Endenich scritte poco prima della morte (1856) da Robert Schumann non erano ancora state tradotte in italiano. Adesso una tradizione italiana esiste grazie a A. Costalonga e allo scrittore e curatore Filippo Tuena che hanno pubblicato l’epistolario sotto il marchio editorale italosvevo. Non soltanto un documento biografico importante, ma lo scenario psicologico e culturale di una delle ultime opere – forse la più enigmatica tra tutte- di Schumann: le Geister Variationen. Si direbbero storie di fantasmi vissuti, di realtà parallele nelle quali Schumann credeva davvero e che sembra includessero anche lo spirito benigno di Franz Schubert. Per gli interpreti e gli studiosi di Schumann, un altro capitolo si aggiunge alla già fitta e complessa vicenda artistica e biografica di uno dei compositori più importanti del periodo romantico, un musicista e teorico della nuova musica che, ancora oggi, fa sorgere molte domande non soltanto in ambito strettamente musicologico. Per informazioni

 

Glenn Gould: the acoustic mirror

Glenn GouldCi piace pensare che questo album, The Acoustic orchestration. Works by Scriabin and Sibelius, straordinario per diversi ragioni, sia come lo specchio delle molte identità di Glenn Gould. Le identità meno conosciute, quelle che emergono quando Gould è lontano da J.S.Bach e dalle celebri Variazioni Goldberg. Altre voci: Scriabin, Sibelius. Due compositori che molti non assocerebbero al genio gouldiano ma che, invece, sono quintessenziali come pochi altri – specialmente i brani per pianoforte di Sibelius furono una scoperta, a quel tempo (Sonatine op. 67 e Kylikki). Di grande interesse anche la Sonata n. 5 op. 53 di Scriabin che Gould suonava in modo “personale” rispetto alla tradizione pianistica russa (S. Richter). Un doppio CD da accostare alle incisioni brahmsiane, naturalmente. Per informazioni

 

Giacinto Scelsi: scenari metafisici

Giacinto ScelsiDove potrebbe scrivere la sua autobiografia un compositore se non sul nastro magnetico? Musicista, poeta e filosofo dalle origini aristocratiche, Giacinto Scelsi (1905-1988) ha affidato al suono molto di più della sua musica, persino i ricordi, la sua voce, la vita intera. Il volume Il sogno 101, curato da Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini per Quodlibet (2011), restituisce un mondo denso di mistero. Niente di strano, in realtà, visto che Scelsi non concepiva il mestiere di compositore in modo ordinario, mondano, ma piuttosto come una missione necessaria all’evoluzione dello spirito. Da qui il silenzio che lo ha avvolto negli ultimi anni. In una pagina della sua autobiografia, scrive: “Il compito del musicista è di trasmettere la musica dagli dèi alla Terra e poi di rivolgerla nuovamente alla deità e al divino. Oggi l’uomo costruisce le musiche sempre più col suo piccolo cervello, non le riceve più dall’alto né dal cielo né da qualsiasi Deva o deità. Non le riceve e neanche più le chiede, non le ricerca in quella zona, a quel livello”. Amico di compositori come Ottorino Respighi, Alfredo Casella, John Cage, e di scrittori quali Jean Cocteau, Pierre-Jean Jouve, Henri Michaux, Scelsi fu anche un esule svizzero, come lo Stravinskij di Histoire du soldat, e uno scrittore raffinato. Un compositore per soli adepti? Non proprio, visto che Martin Scorsese ha scelto Quattro pezzi per orchestra (ciascuno su una nota sola) del 1959 e Uaxuctum (1966) per la colonna sonora del suo inquietante Shutter Island. Informazioni

 

Berio: pourparlers

BerioQuarant’anni di cambiamenti e di discussioni (1962-2002), a volte accese e violente, altre volte soltanto malinconiche ma sempre lucide e dense di conseguenze per il futuro incerto della ricerca musicale. Questo è quanto emerge dal volume- il terzo di una serie einaudiana dedicato al compositore e teorico della musica Luciano Berio (1925-2003)- appena uscito nelle librerie. Come ricorda Carlo Boccadoro in un articolo apparso su Doppio zero, “i continui richiami a una musica che abbia diversi livelli di lettura sono una costante di tutto il pensiero di Berio, che attraverso i decenni vede mutare attorno a sé in maniera drammatica il mondo musicale. La sua passione per riunire i fili comuni di esperienze musicali apparentemente antitetiche o comunque molto diverse tra loro lo pone al centro di questo fondamentale momento storico in cui crollano le ideologie politiche ed estetiche che avevano dominato il mondo culturale per oltre mezzo secolo: l’esperienza musicale si scioglie in mille rivoli diversi, ognuno dei quali ha una propria direzione che va compresa e scandagliata senza cedere al rischio di semplificazioni”. Informazioni sul sito

 

John Cage: conversazioni sovversive

MusicageJohn Cage non è celebre soltanto per 4’33’’, il brano che lo ha reso famoso in tutto il mondo come uno dei più lucidi compositori della neoavanguardia americana, ma anche come conferenziere paradossale e amante della conversazione. Silenzio, conversazione, letture, improvvisazione, rumore: il mondo di Cage è fatto di queste cose, dentro e fuori dalle detestate sale da concerto. L’archivio delle sue opere non sembra avere mai fine e neppure quello dei suoi interlocutori, a cominciare da Daniel Charles (Per gli uccelli) che ha saputo, forse, meglio di ogni altro identificare certe peculiarità del discorso cageano. Oggi alla lista degli incontri e delle avventure si aggiunge il volume Musicage (Il Saggiatore), un “testamento sovversivo” in forma di conversazione con Joan Retallack, dove s’intrecciano “dialoghi, dispute filosofiche, intimi svisceramenti dipanati sul nastro di un registratore, durante lunghi, irriverenti e talvolta confl ittuali incontri nella residenza americana dell’autore. Riflessioni che si aprono e chiudono risolutivamente, oppure rimangono in sospeso, si sovrappongono, ricominciano ogni volta da capo” (quarta di copertina). Considerando l’immensa influenza che ha avuto Cage sulla musica del Novecento, si può dire che quel nastro non si è mai fermato. Per informazioni

 

Meredith Monk: piano songs

Meredith MonkSono passati molti anni da quel primo, sorgivo album intitolato Turtle Dreams. Da allora, la tartaruga – lentamente ma con la consueta saggezza- ha fatto molta strada. Il pianoforte è sempre stata una presenza importante nel lavoro compositivo di Meredith Monk, ma fino a qualche anno fa si sarebbe detto che la voce era senz’altro il suo strumento fondamentale. Piano songs (ECM) rende vano l’assunto, lasciando ampio respiro al pianoforte quanto agli inserti vocali di Ursula Oppens e Bruce Brubaker. Ma tutto questo, ormai, è storia. La storia del minimalismo – corrente estetica alla quale non c’è dubbio che Meredith Monk abbia attinto lungo la sua lunga carriera- e della musica americana, più in generale, dagli anni Settanta ad oggi, con una scena ricca e spesso avvicente, fatta di autori famosi e meno famosi. Meredith Monk è rimasta una splendida artista di nicchia, voce e pianoforte. Per informazioni

 

 

 

 

 

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