CLASSICA

Settembre Musica: la musica che si vede

Zee Zee

(photo: Zee Zee)

Quest’anno MITO Settembre Musica declina in ogni possibile forma il dialogo plurisecolare tra la musica e la danza. Dal Medievo ad oggi, infatti, il dialogo a più voci non ha cessato di farsi sentire rinnovando una comune origine: il canto. Spesso priva di una tradizione scritta, la musica vocale ha faticato ad affermarsi presso il pubblico colto ma, infine, si è raccolta intorno al fuoco della fede e della rivolta, anche politica. Tre esempi di danze si possono trovare nel programma di MITO Settembre Musica: le trecentesche melodie di Guillaume de Machaut (12 settembre), le danze da Nouvelles Suites de Pièces de Clavecin di J.B.Rameau (10 settembre) e – non poteva mancare- L’oiseau de feu di Igor Stravinsky (3 settembre). Un viaggio nel tempo che continua con Francesco Landini, Brahms (Danze ungheresi), Händel, Telemann, Gershwin, Henri Duparc e molti altri. A cesellare i rapporti tra musica e danza ci penserà, naturalmente, il concomitante Torinodanza che per l’edizione 2018 sfoggia una serie di appuntamenti con coreagrafi come Sharon Eyal, Gai Behar, Chloé Moglia, Cruz Isael Mata. Per ulteriori informazioni

 

Schubert: voyage d’hiver

WinterreiseL’editoria francese sembra avere una particolare predilezione per le biografie musicali, in genere, e per Franz Schubert in particolare. Tra le migliori uscite editoriali secondo la redazione di Le Monde, il saggio Le Voyage d’hiver de Schubert. Anatomie d’une obsession (Actes Sud) altro non è che la traduzione del libro di Ian Bostridge dedicato al compositore de L’incompiuta. Un fortunato caso editoriale che ha già riscontrato un discreto successo sia in Italia (pubblicato da Il Saggiatore) che nel resto del mondo, grazie anche al carisma indiscutibile del tenore britannico – figura singolare anche per il suo impeccabile background accademico (Damien Top: “Une exploration érudite, loin de toute exégèse musicologique”). Goethe e Byron si aggiungono ad una lunga serie di riscontri letterari quanto musicali intorno al capolavoro schubertiano, quasi un pretesto per raccontare un tratto di cultura europea che, oggi, non è così popolare. Cogliamo l’occasione per ricordare ai lettori che della Winterreise esiste anche un’edizione (EMI) che vede la voce del mezzo soprano Brigitte Fassbaender al posto di quella del tenore. Informazioni sul sito dell’editore

 

Berlioz: una vita per la musica e per la critica musicale

BerliozIdeato e scritto per la Filarmonica di Leningrado dal musicologo Ivan Ivanovič Sollertinskij (1902-1944), il volume Berlioz approfondisce la vita e le opere del compositore Hector Berlioz (1803-1869), ripercorrendo le vicende storiografiche, sociologiche e creative di un artista complesso e innovatore. Il suo genio fu riconosciuto anche molto tempo dopo la sua morte, se persino Pierre Boulez ha scritto che “le prime strumentazioni di Berlioz, per esempio, sono veramente di una fantasia straordinaria a paragone di tutto ciò che lo circondava”. Il testo di Sollertinskij è arricchito da un breve saggio firmato da Luigi Pestalozza, alla cui memoria è dedicata la pubblicazione, fornendo un’ “importante testimonianza critica sulla necessità storica di concepire la cultura al di fuori dello specialismo, degli specialisti, ma appunto di tutti della e nella società in cui tutti sono alla pari”. Informazioni sul sito dell’editore

 

Ravenna festival: voci americane nel Continente

Steve Reich“We Have a Dream”: la celebre frase di Martin Luther King sulla frontline della XXIX edizione del Ravenna Festival (1 giugno-22 luglio), rivolge lo sguardo ad un grande simbolo della lotta per i diritti civili. Un motto che, oggi, non ha perso nulla della sua importanza e che, anzi, dovrebbe includere ogni pratica artistica come atto sociale e – perché no?- politico, a modo suo. Le declinazioni di quest’idea sono molte e il programma del festival ne include molte di origini americane: “Oltre al mito del musical Cole Porter, con il capolavoro Kiss Me Kate nella produzione di Opera North, il Festival celebra anche un’altra delle figure più rappresentative e amate della musica americana: in occasione del centenario della nascita, Leonard Bernstein sarà ricordato con l’esecuzione, fra le altre, della Seconda Sinfonia (The Age of Anxiety). I programmi musicali daranno spazio anche al minimalismo – altra invenzione totalmente americana – con le composizioni di Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich; ma sarà eseguita per la prima volta in Italia anche Ritual di Keith Jarrett. Ospiti d’eccezione della sezione “americana” il poliedrico rocker d’avanguardia David Byrne, fondatore e frontman dei Talking Heads, e Thurston Moore, co-fondatore dei Sonic Youth, autentica istituzione della scena rock alternativa. Moore, tra i migliori chitarristi rock di tutti i tempi, sarà coinvolto nell’invasione delle 100 chitarre elettriche, un ricco e variegato omaggio allo strumento principe della popular music: lungo una settimana di soli ed esibizioni di massa, inclusa un’incursione fuori città che unirà idealmente il Delta del Po e quello del Mississippi, saranno eseguite anche composizioni commissionate per l’occasione ad autori americani e italiani, da Michele Tadini a Bryce Dessner, da Glenn Branca a Christopher Trapani”. Informazioni sul ricco programma del Ravenna festival consultare il sito dell’editore