Scene sonore: intervista con Polisonum

Polisonum 1. Come nasce il collettivo Polisonum e da chi è composto?

Nasce nel 2014 ed è composto da tre figure: Filippo Lilli si dedica alla produzione sonora; Donato Loforese, cura l’aspetto visivo e formale del lavoro; Federico Peliti sviluppa la tecnologia dei sistemi interattivi. In fase di ricerca e progettazione opera come un organismo unicellulare, fondendo le specificità di ognuno. Mettiamo al centro della nostra pratica la relazione con lo spazio e i flussi sonori che lo animano, punto di partenza per ogni ricerca, per la realizzazione di opere che sono di fatto ritratti sonori, contenitori di storie, di trasformazioni e evoluzioni del nostro vissuto.

2. Prendendo ispirazione da lavori come Vacuum o 778FS, viene da pensare che il vostro lavoro artistico trae origine da un’immersione nei luoghi reali, da attraversamenti geografici e da una riflessione sul loro potenziale sonoro. Ci potete spiegare quest’aspetto del processo creativo che porta alla realizzazione delle vostre installazioni?

Crediamo in una forte connessione tra spazio e suono. L’uno contiene l’altro e dall’altro è caratterizzato. E allo stesso tempo non udiremmo suono senza uno spazio, senza un materiale che ne consenta la propagazione. Alla luce di questa connessione la ricerca è spesso avvenuta attraversando i luoghi in una sorta di esplorazione sensibile dello spazio. In Vacuum ad esempio, ci siamo imbattuti durante le nostre esplorazioni in una cava di tufo nel centro della Puglia. Una cava è di per sè una architettura risonante, vuota, che consente una particolare propagazione del suono, caratterizzata dai fenomeni di riverbero ed eco; è attraverso questi fenomeni che si attiva la nostra ricerca su un determinato spazio. Il momento in cui il suono diventa narrazione e il luogo si rivela attraverso il suono.

3. Field recording composition: un genere difficile da classificare. Voi che approccio adottate a questo proposito? Come si dovrebbe accostare l’ascoltatore a questo genere di composizione?

Come tutti i generi musicali anche quello del field recording rispetta dei codici. Siamo senz’altro partiti dall’esplorazione di questo panorama, unito a quello della Soundscape Composition ma ci piace pensare di poter utilizzare il suono per il nostro lavoro al di là del genere che l’insieme di quei suoni definisce. Del resto per lavori come Mouvement o Doppelkonzert non si può parlare di field recording. Mouvement è un’opera site specific realizzata in una sala di Palazzo Pallavicini a Bologna, una sala in cui un giovane Mozart 248 anni prima aveva eseguito il suo minuetto K64.
Il nostro intervento consisteva in un timestretching di 248 anni eseguito sulla partitura originale di Mozart, un tentativo di rintracciarne la memoria di quel giorno, di quell’esecuzione.
Doppelkonzert invece è una scultura risonante, che ha la funzione di accordare e armonizzare il suono all’interno dello spazio in cui è ospitata. Il suono quindi è dato, appartiene al luogo, ne conserva una connessione profonda ma la pratica non è sempre classificabile come field recording.

 

Polisonum

 

4. La nozione di “paesaggio sonoro” ha una lunga storia che comincia negli anni Sessanta. Oggi il dibattito sembra essersi affievolito. Pensate che oggi sia ancora attuale? Quali intrecci si possono individuare con l’urbanistica e con la storia del territorio?

Quello del “paesaggio sonoro”, così come più nel dettaglio gli studi sull’ecologia del suono, sono argomenti che troviamo molto attuali, intorno ai quali sembra ci sia un interesse crescente. Nel nostro ultimo lavoro, Materia Lumina, presentato in anteprima per la sezione Digitalive di Romaeuropa Festival, la nostra attenzione si concentra su un oggetto che, per le classificazioni dei suoni del paesaggio fornite da Raymond Murray Schafer, rappresenta una impronta hi-fi: la campana. La ricerca in questo progetto, parte da studi specifici sulla dimensione acustica della campana ma ben presto include anche analisi di tipo simbolico e poi sociologico dell’oggetto. Da sempre è stata una fonte di informazioni e comunicazione per le comunità raccolte intorno ai campanili oltre che caratterizzare ed identificare il paesaggio sonoro. Le caratteristiche acustiche dell’oggetto in se rispecchiano questa importanza, le campane emettono un suono che arriva lontano; la campana è lontana, appesa sulla sommità del campanile e spesso, nonostante la puntualità dei rintocchi, passa inosservata, confusa con il rumore di fondo delle strade, delle città contemporanee. Il contesto in cui viviamo sta modificando le nostre capacità di percepire, di raccogliere informazioni attraverso i sensi. In questo senso parlare di paesaggio sonoro è ancora molto attuale.

5. Quali sono i vostri progetti futuri?

In questo ultimo periodo siamo interessati al rapporto tra il cervello e gli organi uditivi, alla relazione tra la musica e le neuroscienze, su cui stiamo avviando una nuova ricerca. Nel contempo siamo attivi sulla distribuzione del nostro ultimo lavoro performativo Materia Lumina.

Web site: Polisonum

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