Progetto Ensemble: intervista con il Trio Boccherini

Trio BoccheriniPer consuetudine introduciamo sempre gli ospiti di Progetto Ensemble con qualche nota a proposito della formazione e delle esperienze. Ma questa volta vorremmo fare qualcosa di diverso e lasciare a voi carte blanche. Se doveste presentare il trio Boccherini a qualcuno che non vi conosce che cosa direste?

Ci siamo conosciuti grazie a una serie di incontri di lettura a prima vista, quando ancora eravamo studenti a Berlino. Abbiamo scoperto di condividere un forte amore per la musica da camera, e abbiamo deciso di coltivarlo e approfondirlo insieme. Apprezziamo la capacità della musica di unire persone che come noi provengono da ambienti molto diversi: Suyeon è nata in Corea del Sud, è cresciuta in Australia e ha trascorso gli ultimi dieci anni studiando in Germania. Lavora attualmente in Camerata Bern, come Konzertmeister ospite in varie orchestre tedesche ed è assistente di Antje Weithass alla scuola Hans Eisler di Berlino. Vicki è nata e cresciuta negli Stati Uniti in una famiglia cinese, di recente è venuta in Europa per completare i suoi studi, e da due anni copre il ruolo di prima viola solista alla Royal Stockholm Philarmonic Orchestra. Paolo è cresciuto in Italia, ha studiato in Svizzera e in Germania, è attualmente primo violoncello della Camerata Salzburg ed è assistente di Jens Peter Maintz alla Universität der Künste di Berlino. Ci sentiamo privilegiati di riuscire a suonare insieme, e siamo felici di investire energie e tempo delle rispettive attività concertistiche individuali in questo progetto. Günther Pichler, Hatto Beyerle e Rainer Schmidt sono alcuni dei musicisti che hanno contribuito a consolidare la nostra voce di ensemble, anche se cerchiamo di trarre ispirazione da ogni stimolo con cui ci capiti di venire in contatto, sia come trio che individualmente.

Qual è stato finora il vostro rapporto con la musica contemporanea? Quali compositori del Novecento vi piacerebbe approfondire in futuro?

Il repertorio per trio d’archi, pur non esteso come quello per quartetto d’archi, consiste di oltre 300 opere di autori che vanno dal compositore che ha ispirato il nostro nome, Boccherini, passando da Mozart, Beethoven, Dohnanyi, Sibelius, Penderecki, e parecchi altri. Molti di questi trii sono opere di compositori meno conosciuti del XX° secolo, come il delizioso trio di Jean Cras (che era un ammiraglio della marina francese e la cui musica riflette le molte culture con cui è entrato in contatto durante i suoi viaggi). Recentemente abbiamo avuto il grande piacere di eseguire il Trio d’archi di Schönberg, scritto mentre il compositore si stava riprendendo da un infarto quasi fatale. I motivi musicali della composizione sono influenzati dall’impatto emotivo dell’evento. È un’opera complessa, scritta usando il sistema dodecafonico. È sicuramente uno dei grandi capolavori musicali del ‘900. Per il futuro prevediamo di inserire in repertorio anche opere di compositori viventi, come Sofia Gubaidulina, György Kurtág, David Ludwig.

Nei vostri prossimi concerti in calendario per Settembre Musica spicca il nome di Per Nørgård, un compositore danese poco eseguito in Italia. Si dice che sia un ammiratore di Sibelius, ma anche che certe sue composizioni hanno una natura curiosamente matematica. Voi come lo avete scoperto e perché lo avete inserito in repertorio?

Per Nørgård ha composto la Pastorale per il celebre film Babettes gæstebud (Il Pranzo di Babette), diretto da Gabriel Axel e basato sul romanzo di Karen Blixen. Analogamente a Sibelius, Nørgård è molto attratto dalla gamma sonora prodotta dagli strumenti ad arco – melodie coinvolgenti associate alla natura e al paesaggio. La natura matematica e più cerebrale del pezzo si nota da come le frasi semplici, che si intrecciano tra i tre strumenti, vengono trattate: l’accentuazione di note diverse dà l’impressione di una leggera instabilità. Questo espediente crea l’effetto di frasi che iniziano alternativamente dentro e fuori lo schema ritmico, creando un curioso senso di longevità e beatitudine, una linea di suoni senza apparente fine che mette l’ascoltatore quasi in uno stato di trance. Come il compositore ci dice nei suoi stessi appunti sul pezzo, “le semplici linee di innocente serenità pastorale portano l’ascoltatore ad essere cullato in un paradiso artificiale, che è proprio l’umore della scena centrale del banchetto…miracolosamente saturo di delizie terrestri…solitamente impensabili per una stretta congregazione puritana”. È un pezzo bello e particolare, eccellente esempio di come la semplicità può commuovere e affascinare, in opposizione all’abbondanza di note.

Quanto contano per voi le prove? Come siete organizzati?

Tutti e tre abbiamo una vita musicale attiva al di là del trio, quindi organizziamo le nostre agende per incontrarci almeno una o due volte al mese per un’intera settimana. E naturalmente prima di ogni concerto. I luoghi delle prove variano ogni volta, ma il nostro luogo preferito per provare è di gran lunga Brescia, la città natale di Paolo, il nostro violoncellista. Amiamo tutti l’Italia!
Durante le prove ci diamo un programma e tempi precisi, che cerchiamo sempre di rispettare. Ma ciò che succede in una prova è quasi sempre imprevedibile. Possiamo trovarci nello stesso stato mentale e lavorare in modo estremamente rapido ed efficace, come anche passare una notevole quantità di tempo a discutere di una frase, di un’articolazione, di piccoli dettagli su cui abbiamo idee diverse. In ogni caso, non abbiamo regole fisse quando si tratta dell’organizzazione di una fase di prova: ogni brano ha bisogno di un suo tempo, in fase di studio e di affinamento, specialmente quando si tratta di mettere insieme tre teste e tre cuori. Crediamo infine che non sia solo interessante, ma anche importante incontrarsi dopo aver trascorso un po’ di tempo da soli: scopriamo che abbiamo spazio per crescere e ottenere svariati impulsi musicali dalle nostre esperienze musicali individuali. È essenziale continuare ad apprendere e crescere, mantenendo viva la nostra passione per la musica. Combinare i nostri sforzi per creare un’interpretazione di un pezzo è un processo mai scontato, ma sempre molto appagante e stimolante.

I lettori di Nomos Alpha saranno curiosi di conoscere i vostri progetti a venire. Potete darci qualche anticipazione?

Per la prossime stagioni italiane abbiamo per ora in programma concerti a Rovereto, Campobasso, Torino e Milano. Oltre ai concerti in trio, inizieremo una collaborazione con la pianista Martina Filjak. Il trio per archi è d’altronde una formazione flessibile e vorremmo trarre vantaggio dalle numerose possibilità che l’aggiunta di un quarto strumento può offrire. Abbiamo ad esempio suonato con Lucas Macias Navarro (oboe). Ma anche il pianoforte o un secondo violino sono opportunità che ci proponiamo di esplorare. Troviamo stimolante anche proporre programmi di concerto con combinazioni alternate tra di noi: duo per violino e violoncello, violino e viola, viola e violoncello. La possibilità di eseguire concerti con diverse formazioni, pur mantenendo il trio d’archi al cuore del nostro percorso artistico, offre la possibilità di mantenere vivo e dinamico lo spirito con cui è nato il nostro trio, e l’inclinazione alla flessibilità, dote cameristica per eccellenza.

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