Sibelius & Sons

Sibelius e la sua eredità tra romanticismo e sonorità contemporanee. Oggi non è più soltanto la Finlandia, ma un continente di suoni che ingloba ogni idea del Nord, come dimostra l’attività dei compositori più eseguiti e ascoltati degli ultimi decenni: Magnus Lindberg, Kaija Saariaho, Anna Thorvaldsdottir.

 

Thorvaldsdottir

(photo: Kristinn Ingvarsson)

La scena finlandese è sempre stata ricca di musica, a partire dal compositore più celebre nel mondo: Sibelius (1865-1957). Considerato una vera e propria gloria nazionale, Sibelius ha senza dubbio mantenuto un legame con il movimento romantico a cui ha donato il suo talento per la costruzione sinfonica (un buon punto di partenza, in questo senso, potrebbe essere la Sinfonia n. 5 diretta da Jukka-Pekka Saraste). Postromanticismo e folklore scandinavo non si trovano così lontani nemmeno in Grieg, naturalmente. Ma Sibelius ha spinto il connubio fino al massimo grado di enfasi, guardando alle tradizioni europee più per le forme esteriori – il valzer e il rondò, per esempio- che per gli elementi creativi. Nelle generazioni successive, forse, avviene il contrario. Einar Englund, Paavo Heininen, Uuno Klami, Magnus Lindberg, Leevi Madetoja, Kaija Saariaho hanno attraversato il Novecento con altre esperienze, anche drammatiche, e la loro musica riflette, in buona sostanza, il progressivo abbandono dello spirito romantico. Sequenza inevitabile, segnata dall’esperienza della guerra e della modernità, come suggerisce la progressione armonica della Sinfonia n. 4 (1976) di Englund, uno dei compositori meno attratti dai movimenti europei, tanto che nel ’49 emigra negli Stati Uniti per studiare con Aaron Copland e Leonard Bernstein. Ma l’eredità finnica si fa sentire, I Skuggan av Sibelius (In the Shadow of Sibelius) sarà il suo testamento musicale. La svolta atonale diventa sempre più evidente se ci riferiamo ai quartetti di Paavo Heininen: qui dominano atmosfere che ricordano il primo Schoenberg e che si dilatano attraverso lande meditative quando non desolate. D’altra parte, Heininen ha studiato con Bernd Alois Zimmermann e, in seguito, con Vincent Persichetti e Eduard Steuermann presso la Juilliard School of Music (New York). Tornato ad insegnare alla Sibelius Academy di Helsinki, Heininen ha avuto tra i suoi allievi Magnus Lindberg e Kaija Saariaho. Ancora più lontano vanno le composizioni di Lindberg sia nella ricerca timbrica e armonica che negli influssi culturali, aperti a contaminazioni di ogni genere, compresa la letteratura latina che traspare da un’opera come Graffiti (2009). Si tratta di un affresco dell’antica Roma che non teme di riprendere ogni possibile suggestione orchestrale, ricordando ancora una volta le gesta di Sibelius. Ancora più eloquente, in questo senso, Seht die Sonne per orchestra (2007). Saariaho ha decisamente sposato la Nuova Musica, come ricordavamo anche in un recente articolo a proposito della sua opera dedicata a Simone Weil. Oggi troviamo difficile dire che cosa, esattamente, può avere mantenuto dell’antica tradizione finnica un’artista tanto versatile e prolifica d’invenzione a tutti i livelli, basti pensare alla grande cosmogonia di Orion o al ritratto orchestrale dedicato a Ingmar Bergman (Lanterna magica). Per una strana legge culturale questo genere di domande sono tornate di moda a proposito di un’altra compositrice più giovane e altrettanto stimata a livello internazionale, anche se di origine islandese: Anna Thorvaldsdottir (foto). Il pensiero nordico musicale, probabilmente, passa ormai dalle sue partiture (, Aeriality, Heyr þú oss himnum á). (a.d.)

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