Arabella Steinbacher tra Beethoven e Sibelius

Steinbacher

photo: © Peter Rigaud

Il repertorio di Arabella Steinbacher deve molto a due astri della musica: Beethoven da un lato, Sibelius dall’altro. Non si tratta tanto di confini, più o meno desiderabili, quanto probabilmente di due ideali. Forse influenzati dallo strumento prediletto, il violino, chissà.  Certo, l’ascolto del Concerto in re maggiore op. 61 di Beethoven può restituire all’ascoltatore un piacere e un’idea eloquenti di che cosa fosse la musica prima della rivoluzione romantica: un senso di equilibrio e di pienezza, anche se ormai compromessi dai tempi nuovi (l’Eroica precede di un anno la composizione del concerto). Sibelius, al contrario, indica nella storia della musica un ripiegamento verso l’interiorità e la fuga (chi non conosce il suo Valse triste?), tanto che Adorno non gli perdonerà mai quest’atteggiamento, preferendogli le originalità orchestrali di Gustav Mahler e, soprattutto, le novità schoenberghiane). Ecco che, forse, i due grandi nomi sopra citati funzionano davvero come confini storici e, diciamolo, di puro e semplice (neo) classicismo. Oppure no? Fino ad oggi, con le sole eccezioni di Prokofiev e di Bartòk (si veda la discografia), Arabella Steinbacher non sembra avere molte intenzioni di uscire dal “mondo di ieri” (Stefan Zweig). Le poche incursioni nel repertorio contemporaneo – Schnittke, per esempio- non indicano un percorso alternativo a ciò che è, ormai, consuetudine di molti violinisti.

Il tour 2018 conferma tali intenzioni con date che si susseguono a pieno ritmo tra Seul, Londra, Saarbrücken (Germania), Santa Cruz de la Palma (Spagna). Sulla scena internazionale, la violinista ha lavorato a fianco di orchestre come New York Philharmonic, Boston Symphony Orchestra, London Symphony Orchestra, Philharmonia Orchestra, Chicago Symphony Orchestra, Philadelphia Orchestra, National Symphony Orchestra in Washington D.C., San Francisco Symphony, Cleveland Orchestra, Seattle Symphony, Sydney Symphony, Sao Paulo Symphony, Orchestra National de France, Orchestre de Paris e molte altre. Ma il cuore della sua attività di solista rimane la Germania, come testimoniano i suoi molti concerti con la Bavarian Radio Symphony Orchestra, la Gewandhaus Orchestra Leipzig, la Staatskapelle di Dresda, la Philharmonica di Monaco, lavorando con direttori come Christoph von Dohnányi, Riccardo Chailly, Herbert Blomstedt, Christoph Eschenbach, Charles Dutoit, Marek Janowski, Yannick Nézet-Séguin. L’attività discografica di Arabella Steinbacher non è da meno rispetto agli impegni sul palco, come dimostra anche l’uscita del suo recente album Fantasies, Rhapsodies and Daydreams: un tentativo affascinante di rivisitare in chiave virtuosistica brani di Saint-Saëns, Ravel, Ralph Vaughan Williams, Pablo de Sarasate, Jules Massenet e Franz Waxman. Un repertorio tutto da ascoltare, magari in uno dei prossimi concerti europei. (m.s.)

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