Progetto Ensemble: intervista con il Trio Hegel

Nuovo appuntamento per il Progetto Ensemble, questa volta in compagnia del Trio Hegel. Una giovane formazione di cui si attende l’uscita di un disco dedicato a Max Reger e Jean Sibelius, ma che studia con passione anche la musica contemporanea, come ci raccontano in questa intervista.

 

Trio Hegel1. Il Trio Hegel ha già all’attivo molti concerti e alcune esperienze discografiche. In questa intervista, vorremmo approfondire con voi l’ambito poco studiato del lavoro in studio di registrazione. Quali differenze avete rilevato tra l’esperienza live e quella in studio?

L’esecuzione in palcoscenico è generalmente diretta e genuina, molto spesso lascia spazio a intenti estemporanei unici. Il dialogo cameristico sviluppato nel concerto è frutto infatti di scelte musicali mutabili in ogni circostanza. L’approccio in un’esecuzione live, rafforzata dall’aspetto teatrale, mira a suscitare nel pubblico una risposta emotiva e di impatto interpretativo rimanendo fedeli alle intenzioni del compositore. La reazione del pubblico è importantissima e talvolta ci rendiamo conto che interagisce con noi influenzando l’esecuzione. Registrare dischi è molto interessante poiché si ha l’opportunità di lasciare un’impronta indelebile della propria personalità cameristica. La preparazione di un’incisione necessita di scelte ponderate e maturate: lo specchio del proprio percorso fino a quel momento. In questo caso l’attenzione è maggiormente indirizzata alla buona interpretazione della partitura in ogni sua peculiarità stilistica; inoltre il mercato discografico odierno impone un alto livello di pulizia e precisione tecnica, questa tendenza rischia purtroppo di standardizzare molte incisioni. Nel nostro percorso discografico cerchiamo di conciliare i due aspetti avvicinando le esigenze di registrazione con l’esperienza “dal vivo”.

2. Dal vostro profilo biografico risulta che avete instaurato un proficuo rapporto di collaborazione con un compositore in particolare, Mauro Montalbetti. Potete raccontarci come vi siete conosciuti?

Siamo sempre stati legati alla musica del ‘900 e contemporanea; Davide ha avuto l’opportunità di suonare “Brimborium” una sua opera, rimanendone piacevolmente colpito. L’abbiamo contattato e proprio in quel periodo stava scrivendo un nuovo brano che potemmo eseguire in prima assoluta: “Sei Bagatelle per trio d’archi”. Era più di una semplice coincidenza, così ci siamo appassionati alla sua musica, e lui a noi, tanto da dedicarci una sua composizione, “e voi empi sospiri”. La nostra collaborazione ha portato nel 2015 alla registrazione di un disco monografico con brani cameristici; tuttora permane un rapporto di amicizia e stima reciproca.

3. Quanto contano per voi le prove? Come siete organizzati?

Le prove sono la parte fondamentale dello studio in un gruppo da camera; noi ci confrontiamo su tutto, dalle idee musicali alla scelta dei programmi, dall’atteggiamento verso il pubblico al come vestirsi. Le prove ovviamente devono essere frequenti e di qualità, il che significa saper gestire il tempo ma anche capire quando si sta esagerando, per arrivare sempre ad esecuzioni equilibrate, avere sempre la mente fresca ed essere pronti al dialogo. Del resto in concerto si hanno sempre emozioni nuove mai vissute, neanche in prova.

4. Sul vostro sito si può leggere una frase di Hegel: “Io sono il combattimento, poiché il combattimento è precisamente un conflitto che non consiste nell’indifferenza, di due antagonisti in quanto differenti, ma nel fatto che sono legati insieme. Io non sono uno dei due che sono impegnati nel combattimento, ma sono i due combattenti e il combattimento stesso. Io sono l’acqua ed il fuoco che entrano in contatto, io sono il contatto e l’unità di ciò che si respinge”. In che modo questi pensieri li avete fatti vostri, fino al punto di dedicare il nome del trio al filosofo tedesco?

Da sempre il nostro approccio allo studio della musica da camera si è basato su un dialogo continuo, che Hegel definisce conflitto perché inteso come scontro evolutivo, tra le varie proposte scaturite dal percorso di crescita personale. Inoltre ci sentiamo in sintonia con questa definizione visto che le nostre tre personalità, molto differenti, spesso entrano in conflitto e raggiungere il compromesso quindi richiede più tempo, ma siamo consapevoli che tutte le scelte musicali sono un risultato ed al tempo stesso un punto di partenza per una nuova interpretazione, in termini hegeliani si potrebbe definire un processo in continuo divenire.

5. I lettori di Nomos Alpha saranno curiosi di conoscere i vostri progetti futuri. Potete darci qualche anticipazione?

Abbiamo da poco ultimato la registrazione del nostro ultimo disco, conterrà le opere per trio d’archi di M. Reger e J. Sibelius e sarà in uscita entro l’estate 2018. A breve saremo ospiti della la stagione cameristica del Teatro Grande di Brescia con un programma prevalentemente del Novecento. Infine invitiamo tutti i lettori di Nomos Alpha a seguirci su Facebook, Instagram, LinkedIn e a visitare il nostro sito: www.triohegel.com

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