Arto Lindsay alle OGR: dal progetto DNA ad oggi

Torna sul palco delle OGR (sabato 17 marzo) il grande Arto Lindsay: un’occasione preziosa per ripercorrere le tappe di una carriera “fuori dai binari”.

 

Arto Lindsay

(photo: Noemi Elias)

Arto Lindsay è il classico artista che non sai mai che cosa ti farà ascoltare. Se pensi di saperlo, ti stai illudendo. Certo, sono note le sue costanti passioni la musica brasiliana e per le disarmonie atonali, sapientemente intrecciate ad un retroterra poco convenzionale, aperto sismicamente sia al jazz che alla musica pop. Le ritmiche, soprattutto, non lasciano dormire l’ascoltatore dentro nessuna forma di ambient o, peggio ancora, di new age music. Anche quando il suono è morbido, non se ne parla. Qui siamo su un’altra dimensione, ad un livello di sofisticato stile che si riassume molto bene in album come il recente Cuidado Madame (2017) o il precedente Salt. Opere sul filo di una freschezza davvero unica di questi tempi. Cuidado Madame, in particolar modo, è un’opera matura, astratta, ossessiva, coerente con il passato di Lindsay. Infatti, il progetto vanta collaboratori di lunga data come Melvin Gibbs alle tastiere, Paul Wilson, Kassa Overall e alla seconda chitarra Patrick Higgins. E’ davvero futile pensare di collocare Arto Lindsay accanto ad altri artisti crossover odierni o chiuderlo dentro qualche etichetta ideale: ne uscirebbe nel giro di poche tracce. Questo è l’effetto della No wave newyorchese che risale agli anni Settanta. Si ascolti un brano come Nobody Standing in That Door, per esempio. Ci sono tutti gli ingredienti di uno stile “internazionale”, fuori da certe ricette ormai desuete dove la musica finisce con il ripetersi. Ma qui non c’è il tempo per questo genere di cose.
E’ un piacere, quindi, vedere che il progetto OGR (Officine Grandi Riparazioni di Torino) prosegue sulla scia di una così alta qualità, dopo avere invitato diversi artisti di primo piano (Brad Meldhau, per esempio, di cui abbiamo già parlato a suo tempo sulle pagine di Nomos Alpha). E’ probabile che Understatements – questo il titolo del tour presentato anche in Italia- darà l’occasione a Lindsay di riproporre alcuni brani recenti tratti dal suo ultimo album e, considerato il risultato eccellente in studio di registrazione, la dimensione live dovrebbe esaltare sia i bassi che la complessa parte ritmica. C’è da sottolineare anche la presenza di Stefan Brunner (sound designer) e di Ikue Mori, batterista e compositrice il cui talento risale al tempo dei DNA. Un tour enciclopedico, in fondo. Facciamo una scommessa: nella playlist vorremmo risentire Simply Are, magari a seguire il trip-hop di Invoke o l’evoluzione samba-noise di un brano come Personagem. Intrecciamo le dita, il concerto non è lontano (o.g.)

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