Progetto Ensemble: intervista con il Quartetto Fauves

Riprende il nostro appuntamento con la musica da camera. Ospite di Progetto Ensemble è il Quartetto Fauves, una formazione recente ma già matura e con tanti progetti interessanti tra scoperte musicologiche e impegno culturale.

 

Quartetto Fauves1. Vi siete formati come quartetto nel 2011 e tra le accademie che avete frequentato o state frequentando ci sono la Hochschule für Musik Theater und Medien di Hannover (Oliver Wille, Kuss Quartett), la Scuola di Musica di Fiesole, la Musik Akademie di Basel (Walter Levine, LaSalle Quartet) e l’Accademia “W. Stauffer” di Cremona (Quartetto di Cremona). Avete manifestato, fin dagli esordi, un interesse particolare per gli stili esecutivi e per un repertorio che spazia dal Rinascimento fino alla musica contemporanea. Ma c’è stato un evento particolare che ha segnato il vostro percorso e che porta il nome di Giovanni Battista Cirri. Ci potete raccontare com’è avvenuto il vostro incontro con la musica di questo compositore?

Il nostro incontro con Giovanni Battista Cirri è stato folgorante! Avendo base a Ravenna, da tempo cercavamo tra i compositori emiliano-romagnoli un autore che non fosse una pura curiosità musicologica, ma che valesse davvero la pena riscoprire, studiare e proporre in concerto. Spesso non si considera il fatto che l’ “invenzione” del quartetto – sia come genere musicale, sia come attività professionale – si deve in larga parte a musicisti italiani. I primi “quartetti” della storia furono pubblicati a Londra da Gaetano Latilla nel 1765, e da Boccherini a Parigi nel 1767. Il nostro Cirri non fa eccezione: virtuoso del violoncello e compositore, pubblica a Londra, nel 1775, una serie di quartetti (Op.13) che abbiamo scovato alla Biblioteca Nazionale di Parigi e di cui in Italia non restava traccia. Poi il progetto si è arricchito di collaborazioni importanti: la Prof. Elisabetta Righini, musicologa, forlivese come Cirri, autrice della monografia “Giovanni Battista Cirri, memoria e sintesi dell’inventio sonora” (2015, Libreria Musicale Italiana), consulente scientifica del progetto. In seguito abbiamo realizzato la prima registrazione assoluta dei sei Quartetti Op. 13, abbiamo partecipato alla prima giornata internazionale di studi su Cirri e abbiamo realizzato un tour di concerti in Cina dal titolo “Cirri to China”. Presto uscirà l’edizione critica dei sei Quartetti Op. 13 in collaborazione con Da Vinci Edition.

 2. Per un quartetto le prove sono sempre un momento importante e delicato. Come è organizzato il vostro lavoro di gruppo?

Provare è il vero, bellissimo, e a volte difficile lavoro del quartetto: analizziamo in dettaglio la partitura per costruire una visione complessiva del brano, in cui gli elementi strumentali, tecnici e stilistici siano organizzati nella maniera più organica possibile. Dopodiché, all’interno di questo quadro complessivo, ognuno apporta il suo personale contributo in termini di sensibilità per il suono, il fraseggio, il colore. Dal più piccolo dettaglio prendono il via discussioni e ragionamenti diversi, che sono il senso e la bellezza di questa dimensione unica del far musica.

3. Voi amate lanciare nuovi progetti come, per esempio, “Suonare gli alberi monumentali d’Europa”, presentato anche presso la Fondazione per il libro, la musica e la cultura di Torino. In quali progetti siete attualmente coinvolti?

Il progetto “Suonare gli alberi monumentali d’Europa” ha preso vita grazie alla sensibilità della Fondazione per il libro, la musica e la cultura di Torino. Da circa un anno possiamo dire che cammina sulle sue gambe e ne siamo molto orgogliosi, perché esprime musicalmente il rapporto fra uomo, tecnologia e ambiente. Attualmente facciamo parte del progetto “Le Dimore del Quartetto”, una realtà in continua crescita che investe sui giovani quartetti e sul patrimonio storico e architettonico sia italiano che europeo, un progetto che sostiene davvero gli ensemble che ne fanno parte.

4. Parliamo di compositori e di esecuzioni dal vivo. Con quali compositori – senza distinzioni tra classica e contemporanea- pensate di avere instaurato un rapporto che si può intuire prolifico e duraturo? Quali compositori, in altre parole, pensate di appronfondire?

Naturalmente Giovanni Battista Cirri, mentre del cinque-seicento amiamo eseguire la polifonia vocale di Marenzio, Banchieri e dei Gabrieli. Del repertorio classico-romantico senz’altro Mozart e Schubert. Tra gli autori italiani siamo appassionati di Malipiero e Respighi, che hanno scritto musiche straordinarie anche per quartetto d’archi. Tra i contemporanei abbiamo lavorato con Jörg Widmann – abbiamo dato la prima esecuzione italiana di Jagd-Quartett in diretta su Radio3 – poi Carmine-Emanuele Cella, autore della parte musicale del progetto “Suonare gli alberi monumentali d’Europa”. Di recente, per la Società del Quartetto di Milano, abbiamo eseguito Autoritratto con fantasma di Carlo Galante, un brano che ci ha appassionato!

5. I lettori di Nomos Alpha saranno curiosi di conoscere i vostri progetti. Qualche anticipazione sul futuro?

Stiamo preparando una registrazione per noi molto importante, con colleghi illustri che hanno accettato il nostro invito. Poi ancora il progetto sClab, in collaborazione con il Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura. Si tratta di una serie di interventi quartettistici sul territorio regionale. Per questo progetto vorremmo parlare una lingua nuova, senza sconti alla qualità delle esecuzioni, che però sia in grado di riportare tra il pubblico i giovani, grandi assenti tra i fruitori di musica colta, senza i quali, in una prospettiva di lungo termine, i musicisti che si occupano di questo repertorio rischiano di non avere più nessuno per cui suonare.

Web site: Quartetto Fauves

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