Inner spaces: ritratto sonoro di Bernard Parmégiani

Andrew Quinn torna in Italia per Inner Spaces (Auditorium San Fedele di Milano) con un progetto audiovisivo che prosegue la sua ricerca su Bernard Parmégiani.

 

Parmegiani Sullo sfondo dell’intensa vita di compositore e sperimentatore di nuovi suoni di Bernard Parmégiani (1927-2013), c’è la fondazione del GRM (Groupe de Recherches Musicales) nel 1959 da parte di Pierre Schaeffer, il profeta dell’oggetto sonoro (il suo Traité des objets musicaux ha cambiato la percezione e le concezioni estetiche di molti compositori d’avanguardia). Era un momento particolare per la musica di ricerca: dalle sale del GRM, infatti, passeranno compositori come Luc Ferrari, Beatriz Ferreyra, François-Bernard Mâche, Iannis Xenakis, Mireille Chamass-Kyrou, François Bayle e molti altri. Dopo due anni di intenso lavoro al GRM, Parmégiani sente il bisogno di uscire allo scoperto e di andare oltre l’ambito “elitario” della musica concreta. Lavora per la televisione francese (ORTF) come ingegnere del suono e comincia a comporre con più attenzione al flusso elettronico. Nascono così capolavori come De Natura sonorum, Capture éphemérè, Espèces d’espaces (omaggio a George Perec e alla cibernetica), Pulsion, Des mots et des sons. Il mondo elettroacustico di Parmégiani non si lascia arginare da nulla: l’unica cosa che conta sembra essere la pulsione “organica” del suono e non è difficile notare l’intuizione spinoziana di una musica che non fa compromessi con i diktat delle neoavanguardie, neppure nel caso dell’influente Schaeffer. Non è che manchino nelle opere di Parmégiani gli inserti bruitistes, il tape field recording o certi (facili) effetti sonori. Ma l’effetto complessivo è una marca inconfondibile rilevabile anche dalle partiture di alcune opere.

Se si dovesse cominciare ad ascoltare Parmégiani oggi, probabilmente De Natura sonorum (1975) sarebbe il suo biglietto da visita ideale. C’è già tutto, in fondo. Il suono come superficie di riverbero e di trasformazione continua rimane la traccia più evidente di questo trittico, al di là di momentanee passioni per il découpage eclettico (Jassex, 1966) o per le cosmogonie (La création du monde, 1986) che sembrano interagire a distanza con la kosmische musik di personaggi più eterogenei rispetto alla musica acusmatica come Klaus Schulze o lo stesso Luc Ferrari. Andrew Quinn lavora da diversi anni intorno all’opera di Parmégiani con il suo videomapping che evoca spazi immaginari sulle note mai scontate di uno degli ultimi, grandi pionieri della musica elettronica ed elettroacustica. (a.d., o.g.)

Per informazioni consultare  il sito dell’auditorium.

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