Rai nuova musica: Pascal Dusapin al di là del Novecento

Per Rai Nuova Musica, quest’anno Pascal Rophé dirigerà il Concerto per violino, violoncello e orchestra (At swim-two birds) di Pascal Dusapin. Occasione rara per ascoltare un compositore affermato ma ben poco eseguito in Italia. Approffittiamo per ricordare ai lettori l’intensa attività di Dusapin nel teatro musicale.

 

Pascal DusapinQuando abbiamo cominciato a scrivere di Pascal Dusapin, alcuni anni fa, eravamo interessati a sondare le sue origini come compositore: il difficile rapporto con Messiaen e con Xenakis, la passione per una musica sorgiva e libera da condizionamenti. Questi elementi sono rimasti ma se ne sono aggiunti altri, come il grande lavoro che Dusapin ha portato avanti in anni recenti nel teatro musicale. Per certi aspetti, il teatro dimostra che, a proposito della sua musica, Dusapin non si era sbagliato: se la critica ha parlato volentieri di sensualità del suono (come per Debussy) non è certo un caso. Dusapin, infatti, ha mantenuto valide le premesse della sua ricerca e non si è limitato ad applicare un metodo o delle formule al suo modo di comporre. Se Dusapin ha frequentato durante gli anni Settanta la scuola della musica radicale è stato soprattutto per mettere alla prova il suo talento per le soluzioni insolite: oggi la sua musica non ha alcuna connotazione precisa, ma già trent’anni fa non tentava di somigliare a qualche Maestro. Tuttavia, ciò che lo lega all’ultimo periodo di Xenakis è, forse, l’idea che l’ascoltatore può trovare da sé il percorso della musica, in un’esperienza “aperta” quanto complessa. Non si tratta di avvicinarsi alle abitudini del pubblico, quanto di esplorare il divenire sonoro senza ricercare la forma assoluta. Dopo la speculazione scientifica, caratteristica di un’epoca in cui il musicista desiderava essere accostato allo scienziato, avviene un ritorno all’esperienza. E’ la riscoperta del suono, del corpo, del desiderio. La sensualità della frase in un brano come Tangram per pianoforte, o le vampate sonore di A quia (2002), dimostrano che qualcosa nella musica di Dusapin deve avvincere l’ascoltatore, senza sedurlo con possibilità combinatorie ormai diventate materia per campus accademici. L’eredità qui non è tanto quella di Xenakis, probabilmente, quanto quella più lontana ma non meno vitale di Varèse.

Corpi, materia, spazio. Il teatro ha giocato, a partire dalla metà degli anni Ottanta, un ruolo importante nella carriera di Dusapin. Da Roméo & Juliette (1988) fino a Penthesilea (2015) e oltre, il percorso di Dusapin attraverso la scena e i testi (Sofocle, Goethe, Kleist, Pessoa) è stato coerente e impegnato a svelare i risvolti – anche inquietanti- di alcuni di loro. Oggi il teatro musicale è un genere consolidato, almeno all’estero dov’è seguito da un pubblico fedele e interessato, ma non si può dire che vent’anni fa godesse di un privilegio particolare. Tuttavia, il laboratorio teatrale ha funzionato per molti compositori, specialmente per quelli alla ricerca di un’esperienza sonora in qualche modo diverso dal concerto, più ricca e densa sul piano letterario quanto visivo. Dusapin ha avuto la fortuna di lavorare in un clima favorevole, quando ormai le neoavanguardie erano già tramontate, giocando una partita con il senso storico di chi ha vissuto altre stagioni musicali. (a.d.)

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