Charles Koechlin: les heures heureuse

Nel corso degli ultimi anni il mondo discografico ha riscoperto Charles Koechlin, uno dei compositori più interessanti della scena parigina di fine Ottocento. Nell’epoca dell’impressionismo, Koechlin aveva saputo cogliere lo spirito del tempo.

 

Nel firmamento della musica francese, si può dire che Charles Koechlin (1867-1950) occupa un posto tutto suo. Allievo di Gabriel Fauré, del quale avrà l’onore di orchestrare la suite del Pellèas et Melisande, Koechlin frequenta la buona società senza diventare un enfant terrible come Debussy, mentre acquista competenza e stile grazie alle suggestioni letterarie e pittoriche, come dimostra la sua ampia produzione di poemi sinfonici (La Forêt, op.25, La loi de la jungle op.175, Le buisson ardent op.171). Oggi, purtroppo, non abbiamo molte occasioni di ascoltare in sala da concerto la musica di Koechlin, ma non mancano le possibilità per chi si accontenta della discografia. Proviamo, allora, a dare ai lettori di Nomos Alpha alcune indicazioni d’ascolto.

Con le Sonatines pour piano (1916-1919), dicono alcuni critici, siamo già in pieno “stile Koechlin”, in particolar modo con la Sonatine n.2 dove le influenze di Fauré restano, in ogni caso, decisive. Che cosa, allora, lo distingue dal Maestro? Una maggiore ricercatezza armonica, per esempio, che a volte sembra preludere allo stile brillante di Maurice Ravel, senza però allontanarsi troppo dal mondo delle Ballades o delle Barcarolles, dunque un gusto in cui la ricercatezza gioca un certo ruolo e l’immaginazione si lascia invadere volentieri da suggestioni anche extra musicali. E’ ciò che avviene, in modo molto eloquente, nel ciclo Les heures persanes op. 65, ispirato ai testi dello scrittore Pierre Loti (1850-1923). L’esotismo è un tratto tipico dell’epoca di Koechlin. Più lontano ancora sembra andare il ciclo Paysages et marines (1916), dove le melodie sono, spesso, intervallate da frammenti armonici che lasciano intravedere un mondo in cui la natura è fonte, non solo d’incanto, ma anche di uno stupore intenso, persino visionario come avviene anche nelle splendide Trois mélodies op. 17 n° 3 (Épiphanie). Impressioni di viaggio, figure accennate, schizzi – metafore pertinenti per il mondo di Koechlin dove niente è definitivo. Sarebbe facile, oggi, chiudere la figura di Koechlin nella sua epoca, insieme agli allievi Milhaud e Poulenc, e dire che, in fondo, non rimane molto di questo fervido seguace dell’armonia e, a modo suo, dell’eleganza. Ma non sarebbe vero, infatti di lui si ricorderà ancora, anni dopo, Ravel (insieme avevano fondato la Société musicale indépendante). D’altra parte, un destino storico simile riguarda figure altrettanto ombrose, al giorno d’oggi, come Ernest Chausson o Alberic Magnard. (a.d., m.s.)

 

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