Progetto Ensemble: intervista con Entheos String Quartet

Approfondiamo il nostro dialogo con la musica da camera con Entheos String Quartet, una giovane formazione che affronta sia il repertorio classico che quello contemporaneo con grande attenzione per i problemi dell’interpretazione e del pubblico.

 

1. Entheos String Quartet nasce nel gennaio 2016 e da settembre dello stesso anno frequenta il corso di Alto perfezionamento per Quartetto d’Archi presso l’Accademia “W. Stauffer” di Cremona. Avete collezionato importanti esperienze formative con artisti quali Iris Juda, Hatto Beyerle, Johannes Meissl (Artis Quartet), Evgenia Epstein (Aviv Quartet), Josef Kluson (Prazak Quartet), Anita Mitterer (Quatuor Mosaiques) e molti altri. Quali di queste esperienze pensate che, finora, vi abbia insegnato maggiormente la tecnica in sé e quali, invece, altre virtù che un musicista deve possedere per suonare in un quartetto?

Per un gruppo giovane è davvero importante trarre ispirazione, a stretto contatto con musicisti che hanno reso la realtà del quartetto la loro ragione di vita. Ognuna di queste persone ha un messaggio importante da dare, non soltanto su come gestire i vari aspetti tecnico-interpretativi, ma come costruire un quartetto e come creare quella magia che rende il quartetto d’archi un unico organismo, uno strumento completo, nato dalla fusione dei quattro elementi. La particolare natura del lavoro comporta non solo una attenta ricerca tecnica, ma esige un continuo confronto musicale e personale fra i componenti, al fine di creare un’interpretazione condivisa da ognuno, che è alla base di uno stile e di una sonorità inconfondibili che contraddistinguono il gruppo. È necessaria molta obbiettività di giudizio, che viene aiutata anche dal confronto con un fidato “orecchio esterno”. In effetti col tempo ogni quartetto crea una propria estetica da seguire nel processo creativo e questa estetica è senz’altro determinata dagli stimoli ricevuti nel corso degli anni. Oltre al piacere immenso di approfondire ogni aspetto del magnifico repertorio per quartetto d’archi, con persone di profonda conoscenza e sensibilità in materia, gli incontri con i maestri si sono rivelati un forte stimolo di cambiamento, veri e propri concentrati di energia, proiettati nel nostro modo di suonare. Così è stato durante la recente sessione di studio col Maestro Sergei Bresler, del Quartetto Jerusalem, realizzata con il supporto delle Dimore del Quartetto. Sono stati tre giorni in cui abbiamo potuto “vivere” il quartetto 24 ore al giorno. È stata un’opportunità unica per immergerci profondamente negli aspetti interpretativi, musicali e umani del quartetto, e questo ha creato un profondo legame sia tra noi che con il Maestro. Fondamentale è anche la presenza del Quartetto di Cremona fin dall’inizio della nostra formazione ed il lavoro continuo con loro. Ci attende anche l’elettrizzante esperienza dell’ECMA, l’Accademia Europea del Quartetto a Bern, Oslo, Vienna e Fiesole, grazie all’invito del grandissimo Maestro Hatto Beyerle.

2. Nel vostro repertorio figura “Langsamer Satz” di Anton Webern (1905). Le giovani formazioni si chiedono spesso quali difficoltà comporta lo studio e l’esecuzione del repertorio novecentesco. La tradizione interpretativa aiuta molto con Mozart, Haydn e Beethoven, ma quando ci si allontana dal periodo classico i riferimenti possono non essere così chiari. Voi come avete affrontato, per esempio, Webern?

Grazie per la domanda. Parlando di repertorio novecentesco, dove noi aggiungeremmo anche quello contemporaneo, siamo davanti ad una moltitudine di linguaggi complessi che possono a prima vista spaventare sia il pubblico, sia gli esecutori. Ma si tratta di linguaggi che hanno profondi legami con la “tradizione” di cui lei parla, in alcuni casi per ampliare e trascendere i confini di questa tradizione, in altri per dissociarsi e contrastarla. Questi “nuovi” linguaggi hanno come unico scopo enfatizzare il potenziale espressivo della musica per arrivare ad esprimere il macro e microcosmo umano che è tessuto da esperienze interiori ed esteriori sempre più estreme. Noi, esecutori di oggi, abbiamo una grande responsabilità verso il nostro pubblico: restare il più possibile fedeli alla musica. La preparazione e la ricerca nello studio di ogni linguaggio musicale, conoscere le sue radici e il suo contesto, tentare di immedesimarsi col compositore cercando di comprendere la natura della sua filosofia, sono tutti elementi importanti quando si affrontano brani di un certo spessore di qualsiasi epoca, che tra l’altro non mancano nel repertorio per quartetto d’archi. La musica novecentesca e ancor più la contemporanea, richiede un totale impegno emotivo, per donare al pubblico un’esperienza forte.

3. Per un quartetto le prove sono sempre un momento importante e delicato. Come è organizzato il vostro lavoro di gruppo?

Nel lavoro del quartetto, le prove sono indubbiamente tra i momenti più interessanti, sono il luogo dove vengono fuori le idee di ognuno, dove la musica “nasce” e prende forma e dove si stabilisce l’equilibrio del quartetto. Nulla si può confrontare con l’emozione di approcciare insieme per la prima volta un nuovo quartetto e con la gioia di scoprire come tirare fuori tutto il suo potenziale.
Attualmente le nostre prove sono strutturate sotto forma di sessioni di studio, ricorrenti periodi dedicati interamente allo studio di quartetto. Il risultato è che il lavoro si esegue con la massima concentrazione e continuità tra le varie fasi della sessione, avendo anche la possibilità di maturare tra una sessione e l’altra. A questo punto ci piacerebbe presentare un progetto che ci coinvolge moltissimo ed è un prezioso aiuto per il nostro lavoro: si tratta del magnifico progetto delle Dimore del Quartetto, con presidente Francesca Moncada e direttore artistico Simone Gramaglia. È un’iniziativa unica nel suo genere che permette di unire le esigenze di studio e crescita dei giovani quartetti con la valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico italiano. Per noi ricopre un ruolo importante nella nostra crescita come quartetto.

4. I lettori di Nomos Alpha saranno curiosi di conoscere i vostri progetti. Potete darci qualche anticipazione sul futuro?

Il nostro “progetto” principale è continuare con entusiasmo a dedicarci alla nostra ricerca creativa, affrontare nuove sfide musicali e crescere insieme come quartetto, condividendo il più possibile la meravigliosa musica per quartetto d’archi con il pubblico. Tra di noi si respira un clima internazionale e il nostro intento è di essere attivi sia in Italia che all’estero. Abbiamo tra i progetti futuri varie collaborazioni con musicisti strepitosi, insieme a diversi recital di quartetto presso Festival Musicali internazionali nel 2018.

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