Pianisti del nostro tempo: Leif Ove Andsnes

Leif Ove Andsnes torna in Italia ospite dell’Auditorium “Giovanni Agnelli” con un concerto omaggio a Sibelius e al mai dimenticato Beethoven, dopo le incisioni del Beethoven Journey per Sony Classical.

 

Leif Ove AndsnesLeif Ove Andsnes non è un pianista che ha puntato sull’immagine o su una carriera appariscente. La semplicità è una delle sue virtù, l’altra è la tecnica. Stile nordico, si è detto a volte, vale a dire asciutto, vigoroso. Fin da giovane Leif Ove Andsnes mirava a costruirsi un solido background di esperienze lavorando molto: non soltanto con il suo strumento prediletto, il pianoforte, ma anche per la musica in quanto tale. Dirige, infatti, il festival di musica da camera di Risør (Norvegia), dove nell’arco di poche ore gli può capitare di dirigere partiture di Bach e di Ligeti. Senza barriere né inutili soggezioni, la vita della musica sembra scorrere tra le dita di Andsnes come fosse l’acqua di un ruscello. Grieg è stato in passato uno dei suoi cavalli di battaglia, ma Andsnes è anche noto come un eccellente interprete beethoveniano (il pianista ha inciso, qualche tempo fa, tutti i concerti per pianoforte di Beethoven nel suo progetto The Beethoven Journey per Sony Classical). Sibelius e Schumann si aggiungono all’ampio giardino sonoro che il pianista di origine norvegese ha coltivato negli ultimi decenni. I concerti in Germania della scorsa primavera hanno restituito al pubblico anche la sua passione per Schumann e per il repertorio romantico. Compositore ombroso e tutt’altro che facile, Schumann. Il mucisista ha lasciato dei concerti per pianoforte e orchestra che Andsnes deve trovare in qualche modo congeniali, probabilmente, visto che la sua esperienza sulle partiture di Beethoven incoraggiano a pensare che anche il suo Schumann può brillare senza troppe perplessità.

The Beethoven Journey è uno dei progetti più ambiziosi di Andsnes. Con la Mahler Chamber Orchestra ha condotto il ciclo completo dei concerti beethoveniani viaggiando tra Bonn, Amburgo, Lucerna, Vienna, Parigi, New York, Shanghai, Tokyo, Bodø e Londra. Ha avviato nel tempo altre collaborazioni con formazioni come la Los Angeles Philharmonic, San Francisco Symphony, London Philharmonic e Munich Philharmonic. Eppure, in un’intervista rilasciata a New York (la notizia è stata pubblicata su Gramophone), il pianista ha ammesso che, per molto tempo, ha suonato altri compositori senza immaginare che Beethoven sarebbe diventato così determinante nel suo repertorio. E oggi? L’imminente concerto torinese (27 novembre) conferma la passione mai sopita per Sibelius: nel programma ci sono ben cinque opere del compositore finlandese, tra cui Improptu op. 97 n.5 e Romance op. 24 n. 9 – brani molto rari che difficilmente trovereste in altri concerti italiani. Ci sarà, guarda caso, ampio spazio per Beethoven (Sonata n. 17 in re minore, op. 31 n. 2 “La Tempesta”) e per l’immortale Chopin (Notturno in si maggiore op. 62 n.1, Ballata n.1 in sol minore op. 23). (a.d., m.s.)

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