Inner spaces: appuntamenti con la musica elettronica

INNER_SPACES è il ciclo annuale di musica elettronica e arte audiovisiva proposto dall’Auditorium San Fedele. Un programma ricco e interessante.

 

Helm Quali sono le identità elettroniche di oggi? Si potrebbe pensare che il panorama post novecentesco rimane desolato, finiti ormai i tempi dell’artista scienziato e del pubblico che si lascia coinvolgere dalle avanguardie. E’ una visione crepuscolare che non trova una reale corrispondenza nella realtà. Il suono elettronico ha, semplicemente, cambiato forma e dimora. Meno legato, questo sì, ad un impianto teorico forte, reso possibile da tecnologie nascenti e poco consapevoli dei loro limiti, si trova oggi raccolto negli interstizi di un ascolto sempre più frammentato, ma tutt’altro che povero di proposte. Un esempio fortunato è INNER_SPACES (Auditorium San Fedele, Milano) che quest’anno ha deciso di raddoppiare e di offrire alcune proposte d’ascolto anche per il 2018. Partito con il concerto di Thomas Köner e del progetto Novi_Sad, il programma si snoda attraverso percorsi consueti e nuovi: Andrew Quinn, che nelle precedenti edizioni si è fatto conoscere dal pubblico italiano come curatore di interessanti produzioni audiovisive che ruotano intorno all’eredità di Bernard Parmègiani (1927-2013), questa volta sottolinea la sua preferenza per gli ambienti multischermo e immersivi (AUS) accompagnandosi volentieri alle basse frequenze di Roly Porter e Paul Jebanasam (FIS). Spesso si attribuisce alla musica elettronica una scarsa ricercatezza melodica, quasi che il timbro fosse tutto. Ma il caso di Paul Jebanasam potrebbe fare riflettere su quanto ci può essere ancora di armonico – magari tra le righe e con una vena di malinconia- in una composizione elettronica o elettroacustica. Mentre Loscil ripropone sé stesso con alcuni capitoli del suo Monument Builders (30 ottobre), una sorta di atto d’accusa per le devastazioni del mondo, l’ombra di Pauline Oliveros ci sembra avere trovato dimora nel mondo sonoro di Adam Asnan (11 dicembre), mentre Luke Younger (Helm) predilige un suono materico complesso ma di più evidente matrice post-industriale (o.g.). Per il programma completo

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