Progetto Ensemble: intervista con il Trio Kanon

Trio Kanon1. Con il nome di Kanon– un gioco di parole che unisce la cultura musicale dellOccidente a quella orientale – nascete come trio nel 2012. Avete costruito il vostro repertorio anche grazie alla guida del Trio di Parma, oltre che durante il percorso che vi ha portato a vincere numerosi premi. Come avete vissuto lesperienza formativa, in particolar modo al fianco del Trio di Parma?

Era lestate 2012 quando ci siamo trovati a Cremona per la nostra prima prova in trio: sul leggio c’era l’op.8 di Brahms. Avevamo già alle spalle alcuni anni di esperienze cameristiche: Alessandro e Diego si erano perfezionati in Musica da Camera a Roma presso lAccademia S. Cecilia; Lena, invece, che nel frattempo aveva iniziato a suonare in duo con Diego, aveva conosciuto Alessandro nei corsi dellAccademia W. Stauffer di Cremona. L’idea di suonare insieme è nata un poper caso, dopo un incontro fortuito al Teatro Ponchielli, ma forse era destino che finissimo per formare un trio. Ancora prima di decidere il nome del nostro ensemble, ci era chiaro che dovevamo studiare con il Trio di Parma, che per noi era e rimane tuttora un gruppo di riferimento per la musica da camera in Italia. Lesperienza di studio con Alberto Miodini, Ivan Rabaglia ed Enrico Bronzi è stata appagante da tutti i punti di vista: il loro approccio unisce ildovuto rispetto del testo musicale allesigenza dellinterprete di esprimere se stesso e una propria visione dellopera. In seguito abbiamo fatto diverse esperienze di studio allestero, soprattutto in Austria con insegnanti dellEuropean Chamber Music Academy e ultimamente in Francia grazie alla ProQuartet. Tutti percorsi che hanno arricchito molto il nostro bagaglio interpretativo soprattutto sul repertorio dellOttocento tedesco, Beethoven e Brahms in primis.

2. Il trio per pianoforte e archi sembra avere una posizione insolita nel panorama della musica classica. Si tratta di una formazione che ha manifestato una certa dinamicità in ogni epoca – basti pensare al periodo barocco e, in seguito, all’età classica (Haydn) – con le sue potenzialità ma anche, forse, con qualche scompenso rispetto al quartetto. Voi che cosa ne pensate? Quali sono, a vostro parere, le principali qualità del Trio?

Il Trio per pianoforte e archi è una formazione cameristica con un repertorio ampio, senzaltro inferiore al quartetto darchi, ma ben rappresentato da numerosi capolavori che hanno visto la luce in ogni epoca storica, dal Settecento in poi. Tutti i maggiori compositori si sono cimentati con questo genere, basti pensare agli oltre 40 trii di Haydn, a Beethoven, Brahms, Schumann, ai meravigliosi trii di Schubert e di Dvorak, e nel Novecento a Shostakovich e, soprattutto, a Ravel. La scrittura per trio, sovente, è tecnicamente molto difficile poiché pone al compositore il problema di legare insieme il suono degli archi con il timbro del pianoforte e, allo stesso tempo, agli esecutori il problema del bilanciamento. Ci vuole esperienza per adattarsi a differenti sale da concerto e oltretutto con pianoforti sempre diversi: questa è probabilmente una sfida più difficile per un trio come il nostro rispetto, per esempio, a una formazione costituita da strumenti della stessa famiglia. Quando però si raggiunge il giusto amalgama, la ricchezza dei timbri e delle dinamiche che si può ottenere è veramente incredibile, e ripaga totalmente della fatica dello studio e delle ore di prova. Se pensiamo ai trii di Brahms, in alcuni momenti sembra di ascoltare un concerto per pianoforte, in altri una sonata da camera, ed a tratti, quando la scrittura si fa più densa e massiccia, una piccola orchestra.

3. Rispetto ad altre formazioni da camera, voi sembrate avere un buon rapporto con il repertorio contemporaneo (Francesco Chiari, Bjorn Kruse, Daniele Zanettovich e Giovanni Pontoni sono alcuni dei compositori con cui avete collaborato). Come sono nate le vostre scelte?

La musica contemporanea ci interessa moltissimo, purtroppo non sono molti i compositori che si sono dedicati al Trio con pianoforte negli ultimi anni. Un volta ci è capitato di suonare in prima esecuzione un brano potendolo studiare e lavorare direttamente con lautore, ed è stata unesperienza molto bella che vorremmo ripetere. Il compositore è Giovanni Pontoni, giovane vincitore del Palermo International Composer Competition nel 2014 con un brano ispirato ad alcuni canti della Divina Commedia. Abbiamo avuto il piacere di eseguire il suo lavoro due volte, a Palermo e a Trieste, ricevendo numerosi apprezzamenti. In questo momento stiamo studiando un trio scritto dal bravissimo giapponese Toshio Hosokawa: lo eseguiremo a Roma il prossimo luglio e sarà una bella sfida. In generale pensiamo che il repertorio contemporaneo vada proposto al pubblico, affiancato magari da brani più conosciuti, per stimolare negli ascoltatori la ricerca dei contrasti e la conoscenza del modo in cui si è evoluto il linguaggio musicale.

4. I lettori di Nomos Alpha saranno curiosi di conoscere i vostri progetti. Qualche anticipazione sul futuro?

E’ da poco uscito il nostro primo disco, prodotto dall’etichetta Movimento Classical, dedicato ai trii di Beethoven. Presto saremo di nuovo in sala di incisione per registrare alcuni trii di Dvorak e di Brahms. Abbiamo avviato un progetto didattico con lAccademia Perosi di Biella, dove insegneremo musica da camera a giovani strumentisti negli ultimi anni di studio o freschi di diploma. Lena e Alessandro, inoltre, collaborano con il Museo del Violino di Cremona e sono regolarmente invitati a tenere audizioni con gli strumenti storici della Collezione Stradivari. Per quanto riguarda i nostri prossimi concerti e lattività dei membri del Trio Kanon vi invitiamo a consultare il nostro sito: www.triokanon.it

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