Progetto Ensemble: intervista con il Quartetto TAAG

Nuovo appuntamento per il Progetto Ensemble, questa volta in compagnia del Quartetto TAAG. Origini torinesi, ma spirito europeo.

 

Quartetto TAAGCome quartetto siete nati nel 2011 a Torino. Da dove deriva il vostro curioso nome? Come vi siete conosciuti?

Il nome TAAG non è altro che l’acronimo dei nostri nomi: Tommaso, Alessandra, Alessandro, Giulio. In questo modo abbiamo deciso di rimanere sempre uniti di fronte ad ogni difficoltà, essendo ognuno di noi parte essenziale e integrante di questo progetto. Ci siamo conosciuti al conservatorio “G. Verdi” di Torino, dove frequentavamo il corso di quartetto con C. Ravetto.

Una parte della vostra formazione artistica deve molto al Quartetto di Cremona (Accademia W. Stauffer) e al magistero di Antonello Farulli (Scuola musicale di Fiesole). Ci potete raccontare del vostro corso di perfezionamento?

Il nostro rapporto con il Quartetto di Cremona inizia nel 2012 all’Accademia Stauffer. Qui abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con ognuno di loro, riscontrando così il diverso approccio e le peculiarità che contraddistinguono i vari ruoli all’interno del quartetto. Poco dopo abbiamo avuto l’occasione di conoscere il Maestro Farulli che, fin da subito, è diventato il nostro mentore. Con lui coordiniamo la nostra attività in un continuo confronto di suggestioni e di nuove idee. A queste due realtà, affiancheremo da quest’anno il corso di quartetto con H. Müller (Quartetto Artemis) presso la “Hochschule für Musik” di Lubecca.

Al di là del talento e della sensibilità, qualità indispensabili per qualsiasi artista, quali difficoltà pensate che incontri il musicista che si avvia a suonare in un ensemble?

Come diceva Borciani del Quartetto Italiano, “limitare le divergenze di carattere, con un attento controllo del proprio e una certa tolleranza verso quello degli altri, è possibile e doveroso anche se difficile”. Anche noi, infatti, pensiamo che una delle cose più complicate sia quella di unire quattro personalità eterogenee creando così un organico coeso e unito. In questo senso il quartetto è un ideale non solo musicale, ma anche sociale: ogni giorno ognuno di noi impara ad accettare le diversità altrui, dandoci così l’opportunità di arricchire noi stessi.

Nel 2015 avete avuto l’opportunità di prendere parte alle sessioni ECMA (European Chamber Music Academy). Com’erano organizzate le vostre giornate di lavoro?

Le giornate si dividevano tra prove e lezioni con diversi insegnanti tra cui H. Beyerle, C. Schuster, A. Tait. ECMA è un’esperienza interessante non solo per una questione meramente didattica, ma anche per l’opportunità di confrontarsi con giovani realtà cameristiche provenienti da tutta Europa. Nella sessione 2016 di Fiesole abbiamo avuto, inoltre, l’opportunità di suonare in uno dei concerti serali dell’accademia a fianco di altri due giovani quartetti italiani, il Quartetto Lyskamm e il Quartetto Adorno.

Parliamo del vostro repertorio. Quali sono le vostre preferenze in ambito classico e/o contemporaneo? Su che cosa state lavorando attualmente?

L’autore che prediligiamo è sicuramente Beethoven. Amiamo il classicismo viennese in quanto periodo prolifico della forma quartettistica. Rispetto ad Haydn e Mozart, ci sentiamo più coinvolti dall’umanità che traspare dalla musica del maestro di Bonn. Ultimamente ci stiamo concentrando sull’op. 132 e, nonostante la sua complessità, lo consideriamo un capolavoro così variegato da riuscire a descrivere tutti gli stati d’animo tra loro opposti dell’uomo Beethoven. Affianchiamo allo studio dei classici anche autori più recenti. Fra tutti prediligiamo Shostakovich e Stravinsky. Nel marzo scorso abbiamo eseguito anche le Cinque interazioni cicliche alle differenze sensibili di Agostino di Scipio, compositore contemporaneo di musica elettroacustica.

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