Il ritorno di Mitsuko Uchida

Torna in Italia, per la Società del Quartetto, la grande pianista Mitsuko Uchida (21 settembre). Il genio di Schubert e le Variazioni beethoveniane segnano le sue ultime avventure sulla tastiera.

 

Mitsuko UchidaNel mondo patinato e spesso sopra le righe della musica classica, Mitsuko Uchida rappresenta una rarità: il suo talento non è soltanto un fatto estetico, ma implica un’etica dell’interprete. Così come Alfred Brendel o Murray Perahia, Mitsuko Uchida ama concedere tutto alla musica e chiede al pubblico di fare altrettanto, specialmente se i compositori in gioco sono Mozart o Schubert. Due grandi nomi ai quali Uchida sembra particolarmente legata. Affinità elettive? Probabilmente sì, visto che, qualche tempo fa, la pianista giapponese aveva ammesso in un’intervista che “la musica di Mozart è l’essenza della vita umana e diventa sempre più bella nel corso del tempo”. Schubert non è meno determinante, con il suo gusto delle ombre e delle sfumature. Un’arte giapponese ante litteram, se si vuole (bisogna ascoltare i suoi Impromptus D. 899, eseguiti a febbraio di quest’anno nello spazio aureo della Carnegie Hall). Siamo abituati a consumare musica tutti i giorni, diverse ore al giorno, ma quest’ossessione sonora può farci dimenticare che, per arrivare a interpretare bene un brano occorrono, a volte, intere settimane. Tutto avviene rapidamente, oggi, e la musica sembra scaturire con la stessa facilità con cui divoriamo film o altre forme d’intrattenimento più o meno seducenti. In un certo senso, suonare uno strumento complesso come il pianoforte implica un approccio più profondo. La differenza comincia a diventare chiara quando si ascolta il lavoro dei grandi interpreti, poco disposti a compromessi e a giocare soltanto sul fascino personale. Uchida è nata nella località di Atami, a cinquanta miglia sud-ovest di Tokyo. Nel 1948, la sua famiglia si trasferisce a Vienna, quando Mitsuko ha dodici anni. L’Austria non sarà mai la sua dimora prediletta. Questo ruolo spetta soltanto all’Inghilterra. Nel 2009, infatti, l’artista viene nominata Dama dell’Impero britannico (Londra era diventata la sua dimora adottiva, avendo deciso che Vienna, la città dove ha studiato, è una città troppo esigente e, forse, pedante a proposito delle tradizioni musicali). Il rapporto che Uchida intrattiene con la tradizione non è certo semplice, come dimostra il suo magistrale lavoro sulle partiture di tanti compositori, tra cui spicca Claude Debussy con i suoi Etudes. Come spesso è accaduto, le incisioni discografiche di Uchida – per esempio quella, ormai storica, degli Etudes (Philips, 1989) – hanno segnato uno spartiacque storico nella storia dell’interpretazione. Prima di lei, altri pianisti come Gieseking o Pollini avevano suonato e inciso gli Etudes, naturalmente, ma il modo in cui Uchida li ha interpretati ha riportato in vita non soltanto la partitura ma anche l’epoca in cui gli Etudes furono scritti. Quel testamento poetico segnato dalla guerra e dalla malattia – Debussy morirà di cancro tre anni dopo- che caratterizza l’ultimo periodo del compositore francese viene, infine, trasposto con estrema accuratezza timbrica e sonora. Secondo quanto ne ha scritto, per esempio, il critico Brian Morrison per Gramophone, “il suo gioco è così acuto e ferocemente articolato che richiede un flusso cangiante di coscienza degno di Virginia Woolf”. (m.s., a.d.)

Per informazioni: Società del Quartetto

Website: www.mitsukouchida.com

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