Intervista con il Quintetto Ensemble Papageno

Per il progetto Ensemble abbiamo intervistato una formazione da camera tra le più creative ed interessanti del panorama italiano, il Quintetto Ensemble Papageno. Qui raccontano i loro progetti e le caratteristiche del repertorio che spazia dalla classica a Frank Zappa.

 

Quintetto-Ensemble-Papageno1. Il vostro quintetto deve la sua nascita a due orchestre: l’orchestra Mozart e la Gustav Mahler Youth Orchestra. Potete raccontarci come vi siete conosciuti e che cosa vi ha convinto a dare vita alla vostra formazione?

Metà del nostro gruppo si è conosciuto nell’Orchestra Mozart e l’altra metà nella Gustav Mahler. Ispirati dal Maestro Claudio Abbado e dalla sua idea di fare musica insieme abbiamo visto che la lingua che parlavamo era veramente la stessa in entrambe le orchestre. E la voglia di fare musica anche. Così è nato il Quintetto Papageno, con la volontà di proseguire questo linguaggio nel tempo.

2. Diversamente da altri ensemble, voi avete lavorato anche a progetti più estesi del quintetto, coinvolgendo, per esempio, il pianoforte o altri strumenti. In quali circostanze vi siete trovati ad ampliare l’organico e con quali risultati?

Abbiamo un concetto aperto del nostro gruppo, per questo ci chiamiamo Quintetto/Ensemble Papageno. Non vogliamo avere limiti. La nostra intenzione è – sempre partendo dalla formazione classica del quintetto di fiati e dal repertorio classico- di cercare vie nuove, delle strade che non sono mai state percorse. Il pianoforte, che per sua natura stabilisce strutture ritmiche ed armoniche, è un fantastico compagno di viaggio obbligandoci a suonare in maniera più flessibile e duttile. Il risultato è sempre stato molto positivo e motivante.

3. Il 2014 è l’anno del vostro CD per la rivista Amadeus. L’incisione discografica è sempre un momento cruciale. Nonostante il vostro repertorio sia ricco e variopinto, avete puntato su un tris, a suo modo, sorprendente: Carl Nielsen, Ottorino Respighi e Paul Taffanel. C’era qualche particolare motivo per prediligere questi compositori?

L’obiettivo era presentare un progetto di forte impatto, per questo ci siamo voluti confrontare con due capisaldi del repertorio per quintetto a fiato che, pur essendo quasi contemporanei, sono differenti per scuola e linguaggio: Taffanel e Nielsen. Francia e Danimarca, due stili molto contrastanti. Taffanel, ancora legato al romanticismo, è praticamente un concerto per flauto e quartetto di fiati in cui emergono tutte le grandissime qualità del nostro flautista, mentre Nielsen passa da un primo movimento corale al terzo che, con le sue variazioni, mette in luce anche i tratti individuali di ognuno di noi. In particolar modo del nostro oboista che suona divinamente anche il corno inglese. A rendere il tutto unico è stato il Quintetto di Respighi, brano giovanile del compositore bolognese che si riteneva incompiuto, e di cui noi invece abbiamo trovato il finale, ne abbiamo curato l’edizione moderna e l’abbiamo registrato, per la prima volta, nella sua versione completa. Un CD a 360°, con tanti colori e sapori diversi.

4. Un argomento di cui si parla poco durante le interviste, forse per via della sua natura tecnica, è la trascrizione. Nel vostro lavoro fate ampio uso, naturalmente, di trascrizioni: De Falla, Kurt Weill, Prokofiev, Ravel sono soltanto alcuni dei compositori di cui avete eseguito le partiture. Si può dire, a vostro avviso, che ogni trascrizione è unica oppure esiste un’arte della trascrizione con delle regole precise per il quintetto?

Sicuramente esistono trascrizioni più fortunate di altre, sia ovviamente per le caratteristiche del brano originale e sia per la capacità del trascrittore di distribuire le parti. Quando si trascrivono brani orchestrali, per esempio, avendo i fiati principalmente un ruolo solistico, esistono dei vincoli abbastanza stretti nell’affidare le varie parti, mentre si può osare con maggiore fantasia quando si trascrivono brani per formazioni diverse o addirittura musica non classica. Un esempio, in questo senso, possono essere la trascrizione de Le Tombeau de Couperin di Maurice Ravel, brano ormai considerato di repertorio pur non essendo una composizione originale, in cui il bravissimo trascrittore Mason Jones ha, ovviamente, affidato l’incipit all’oboe così come avviene nella versione orchestrale dello stesso Ravel. Mentre nella nostra trascrizione di Peaches in Regalia di Frank Zappa, abbiamo potuto dare libero sfogo alla fantasia poiché la versione originale non prevede nessuno dei nostri strumenti ed il linguaggio musicale stesso è di per sé totalmente distante dall’impostazione classica che ci caratterizza. E’ però proprio questo contrasto ha rendere così apprezzato questo arrangiamento che abbiamo presentato l’anno scorso nel concerto per lo Stresa Festival.

5. I lettori di Nomos Alpha saranno senz’altro curiosi di conoscere i vostri progetti per il futuro. Potete darci qualche anticipazione?

Ad inizio agosto saremo impegnati con due concerti per il Festival Lago Maggiore Musica, organizzati dalla Gioventù Musicale d’Italia e subito a seguire terremo una masterclass di musica da camera ed un concerto a Corciano, piccolo ma bellissimo borgo in provincia di Perugia in cui si svolge una interessantissima rassegna di concerti dedicati alla musica per strumenti a fiato. Il 27 agosto torniamo in Piemonte per il Festival Armonie in Valcerrina. Concluderemo l’estate con due concerti che ci riempiono di orgoglio: il 14 settembre a Torino ed il 15 a Milano per MiTo Settembre Musica. In programma, il Quintetto n. 1 di Jean Françaix, Le tombeau de Couperin di Ravel di cui parlavamo prima, un duo per flauto e fagotto di Villa-Lobos, per presentare l’ensemble in una maniera più vicina, più solistica. Per il 2017 abbiamo tanti progetti, nuove collaborazioni. Saremo a Trieste per la Società dei Concerti e, con grande probabilità, torneremo in sala d’incisione con un nuovo CD.

Web site: www.quintettopapageno.com

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