Classici del Novecento: West Side Story

Un compositore ambizioso, un coreografo spietato, un gruppo di giovani ballerini disposti a tutto: nasceva così West Side Story, il musical che ha segnato l’epoca di Kennedy.

 

West Side Story - coverE’ difficile riconoscere il pieno valore di un’opera come West Side Story senza ricostruire, almeno parzialmente, il contesto sociale e politico nel quale lavorò Leonard Bernstein al tempo del debutto avvenuto a Washington durante l’estate del 1957. Si può dire che ogni elemento di West Side Story – il libretto, la musica, le scenografie e la coreografia- contribuisce a farne un capolavoro del musical americano. Bernstein era appena uscito dall’esperienza di Candide, un lavoro teatrale tratto da Voltaire su libretto della scrittrice Lillian Hellman, ma stava pensando da qualche tempo a come rinnovare il teatro musicale senza rinunciare alla musica sinfonica. Un problema tutt’altro che nuovo, se è vero che già ai tempi di Berlioz e di Gounod, in Francia, l’opera musicale aveva dovuto confrontarsi con dei prodotti di scarso valore musicale (Wagner non aveva ancora dato l’esempio). Ma il periodo storico di Bernstein è più fortunato: la commissione Kennedy per la cultura gli garantiva un certo appoggio (nonostante i problemi di natura politica narrati dal suo biografo Barry Seldes) e il lavoro svolto per la trasmissione televisiva Omnibus aveva favorito le riflessioni di Bernstein su questi problemi. Una delle trasmissioni curate dal giovane direttore d’orchestra, intitolata American Musical Comedy (7 ottobre 1956), sembra che abbia funzionato come manifesto del nuovo teatro. Che cosa si prefiggeva di ottenere Bernstein? L’idea alla base era ambiziosa: fondere la danza e il balletto moderni con ampie sequenze orchestrali che rispondessero, anche se da lontano, all’armonia e all’orchestrazione della cultura classica. Modernità e classicismo: le ritmiche latine e jazz potevano comunicare con il lirismo dell’orchestra per dare vita a quella che Seldes ha chiamato, con una formula felice, la “partitura urbana americana”.

 

West Side Story

 

Com’è noto, West Side Story nasce da un adattamento di Romeo e Giulietta di Shakespeare – ambientato nell’Upper West Side di New York tra bande di strada inglesi e portoricane-, scritto da Arthur Laurents. Come già accadeva nel dramma shakespeariano, Tony e Maria sono due giovani che appartengono a bande rivali che si innamorano e sono costretti a confrontarsi con il conflitto sociale. C’erano gli elementi del dramma, quindi, ma la novità era soprattutto musicale. Bernstein lavorava da tempo alle musiche e colpisce il fatto che, nonostante l’intensa attività come direttore d’orchestra, riuscì a tenere testa agli impegni mantenuti. Soltanto un anno dopo, infatti, Bernstein era già diventato direttore musicale della New York Philharmonic e metteva un particolare impegno nel diffondere le opere di compositori come Charles Ives, Roy Harris e William Schuman. E’ abbastanza facile dedurre che, per un compositore come Bernstein, West Side Story non rappresentava un caso isolato ma faceva parte di un programma di educazione musicale più ampio, che coinvolgeva sia i classici della musica europea (Mahler, Bruckner, Brahms) che la nuova musica americana. Si trattò di un periodo particolarmente felice per Bernstein a capo della Philharmonic, quando il calendario dei concerti si era ormai fatto intenso e toccava tappe come Londra, Mosca, Kiev…Troppo impegnativo, forse, per coltivare anche l’arte della composizione? Il successo che hanno avuto le canzoni tratte da West Side Story (tra le quali ricordiamo Something’s Coming, Tonight, America) non poteva ripagare la distanza che si stava lentamente scavando tra Bernstein e l’attività compositiva. Secondo il noto critico musicale Joseph Horowitz, Bernstein non riuscì mai ad entrare veramente in contatto con la cultura popolare. Gli anni Sessanta furono, per lui come per molti rappresentanti della cultura, un momento di profonda crisi. Non sorprende che, davanti all’assassinio del presidente Kennedy, un musicista e direttore d’orchestra potesse sentire minacciata non soltanto la sua attività, ma la sua stessa identità. Potrebbe avere avuto ragione anche chi, come Wilfred Wellers, sottolineava che certi tratti culturali si ereditano nel tempo e che la politica e l’attualità non spiegano tutto. Per il grande pubblico odierno, d’altra parte, West Side Story rimane, soprattutto, un esempio eloquente di musical fine anni Cinquanta. Forse, ipotizziamo, era persino in anticipo sui tempi dato che certi temi, come il dialogo tra culture diverse o tra il jazz moderno – dopo Gershwin, ormai tramontata l’epoca swing- e la classica, erano destinati ad invadere i decenni successivi. (m.s., a.d.)

 

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