Manifeste 2016: esplorazioni di confine

Continua anche nei mesi estivi la rassegna di concerti ed eventi di Manifeste, il festival francese che esplora le connessioni tra le arti plastiche, il sound design e la musica.

manifeste-coverCentre Pompidou, interno della Grande Salle. Sarà qui il 5 giugno il celebre Ensemble Klangforum Wien per un omaggio a Salvatore Sciarrino (brani in programma: Immagine Fenicia, Come vengono prodotti gli incantesimi?, Morte Tamburo e Carnaval) ma anche per riportare Beat Furrer – qui in veste di direttore oltre che di compositore- in Francia e, con lui, l’estrema perizia interpretativa del suo apprezzato ensemble. Beat Furrer è, naturalmente, ospite del festival anche come compositore: Linea dell’orizzonte verrà eseguita dall’Ensemble intercontemporain (10 giugno) e dalla Filarmonica di Parigi presso la Cité de la musique (conduce, come di consueto, Matthias Pintscher). A sorpresa, nel programma della serata accanto a Furrer, Brian Ferneyhough e Yan Maresz c’è Aureliano Cattaneo con la première di Corda. Questo è soltanto un assaggio, perché il cuore di Manifeste è la scena in tutte le sue forme, non soltanto musicali. Il coreografo belga Thomas Hauert porta sul palco (11 giugno) il progetto solista Sweet/Bitter su musiche di Monteverdi e di Sciarrino. Ben noto all’estero per il lavoro con la compagnia ZOO, Hauert interpreta il poema dell’amore monteverdiano incorporando i suoni, spesso alla luce di neon colorati, senza il timore di spingersi oltre le attese del pubblico. Il centro nevralgico di Manifeste, quest’anno in contemporanea con la mostra Art pouvre presso il Centre Pompidou, risiede nel dialogo tra le arti, in un continuo scambio anche tra suoni elettronici ed acustici. Gérard Pesson è un compositore di vasta esperienza, fondatore della rivista musicale Entretemps, particolarmente interessato al teatro e agli innesti tra il testo poetico e quello musicale. Le sue opere hanno trovato degni interpreti in numerosi ensemble come 2e2m, Ensemble intercontemporain, Itinéraire, l’Ensemble Modern, il Klangforum Wien, l’Ensemble Recherche, l’Ensemble Ictus e molti altri. Cantate égale pays è un progetto ambizioso (Centre Pompidou, 11 giugno) che parte dalle suggestioni di una cantata di Bach. Nessun ritorno al passato, comunque. La collaborazione con Sébastien Roux (Ircam) e con scrittori come Gérard Manley Hopkins, Mathieu Nuss o Elena Andreyev inseriscono le proposte sceniche di Pesson al di là di una colta citazione barocca.

Uno degli eventi più attesi del festival, probabilmente, è quello che vede due meteore della scena artisitca come Harry Partch e Heiner Goebbels unirsi in una collaborazione attraverso il tempo, tra strumenti musicali inventati- Partch è noto per la sua inventività in questo campo ai limiti della percezione-, influenze orientali e africane. Delusion of the Fury, diretto e ideato da Goebbels, è più un grande, onnivoro rituale che un’opera concepita per il teatro d’intrattenimento, dove i musicisti, i danzatori e le macchine sonore sono pronti a tutto…Anche a deludere, eventualmente, perché la sorpresa rimane il principale ingrediente di Manifeste. Mai fare due volte allo stesso modo, senza dimenticare che la ricetta è ancora quella dell’avanguardia. (a.d., o.g)

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