La solitudine di Stravinsky

André Boucorechliev (1925-1997) è stato un importante compositore e critico musicale francese. Nel testo di cui riproduciamo un estratto si chiede, nelle vesti di critico e di biografo, quale sia stato l’impatto della Sagra della primavera sull’opera dei contemporanei e dei compositori successivi, giungendo a delle considerazioni sorprendenti.

 

stravinsky_classics“La sagra della primavera, uno dei più gloriosi capolavori di Stravinsky e uno dei più celebri del XX secolo, è stata considerata come una delle opere che hanno sconvolto la storia della musica moderna. Quali sono stati il suo ruolo effettivo, la sua eredità, il suo impatto sul linguaggio dei contemporanei, dei successori, e sul linguaggio stesso di Stravinsky? Volendo considerare l’insieme della creazione musicale europea prima e dopo la Sagra, si avverte con stupore la totale solitudine di quest’opera, l’assenza di fall out alla sua esplosione. La “bomba” del 29 maggio 1913 aveva, per i contemporanei, un potenziale eccessivo? Aveva colpito soltanto…il pubblico, cioè l’elegante platea di una prima dei Balletti russi (…) Chi, dunque, fra i compositori del secolo, ha ripreso per proprio conto le acquisizioni formali e le favolose innovazioni ritmiche dell’opera? Nessuno. Debussy la respinse: sbalordito dalla retorica dell’opera, tanto lontana dalla sua, la negava così violentemente forse perché ne aveva colto la portata potenziale? (…) Nell’opera di Debussy, in ogni caso, nulla rivela lo shock: egli proseguirà la propria vita che, essa sì, avrà successori, condurrà al profondo rinnovamento ritmico del linguaggio musicale moderno: ma in completa indipendenza, in completa estraneità dalla Sagra”.
“E’ evidente che l’eredità virtuale dell’opera non si perpetua in Ravel e ancora meno nei Sei [Milhaud, Poulenc, Auric, Honegger, Durey, Taillefferre]. (…) In tempi più vicini a noi, Messiaen o Boulez hanno studiato in modo approfondito ed eccellente la specificità ritmica della Sagra: i loro studi, specie quelli del secondo, hanno fatto epoca nel campo della ricerca musicale del nostro tempo. Tuttavia, le loro opere musicali risultato curiosamente estranee alla tecnica e alla poetica della Sagra. il loro apporto alla ritmica moderna, compreso nell’eredità di Debussy, è stato considerevole e ha influito sul pensiero di tre generazioni: ma, una volta di più, del tutto indipendente dall’opera stravinskiana, e persino in opposizione ad essa, specie su punti fondamentali come la metrica”.
“La Sagra ha mutato il corso della storia musicale moderna? La rivoluzione della Sagra è un mito in quanto è rivoluzionaria soltanto l’opera che agisce sul linguaggio dei successori trasformandolo profondamente (è il caso, lo si è già detto, di Debussy) In questo senso si darà ragione a Stravinsky stesso, forse l’unico a rimanere lucido nei confronti della propria opera: “Si è fatto di me un rivoluzionario mio malgrado…Il tono di un’opera come la Sagra è potuto sembrare arrogante, il linguaggio che essa parlava è potuto apparire violento nella sua novità: ciò non implica assolutamente che essa sia rivoluzionaria nel senso più sovversivo del termine” (Poétique musicale) “.

Concludendo un primo bilancio del lascito di un’opera di cui molti hanno scritto e parlato, ma raramente l’hanno ascoltata come meriterebbe, Boucorechliev annota: “A proposito delle conseguenze della Sagra sull’opera stessa di Stravinsky, Boris de Schloezer osserva: “Tutto quanto egli ha scritto dopo il 1914 costituisce una profonda reazione alla Sagra”. In effetti, la scrittura per blocchi diventa lineare, le armonie cumulative si spogliano, le linee melodiche – sino ad allora tributarie di un cromatismo ereditario (come Petruska già comincia a liquidare) – opteranno nettamente per il diatonismo. Le folgoranti innovazioni ritmiche si riassorbono e si riducono a strutture lapidarie. Lo stile orchestrale a poco a poco si depura sino a diventare irriconoscibile, abidicando alla sontuosità, alle ricerche sonore fine a se stesse, a beneficio di una incisiva chiarezza. Infine il senso stesso della musica sembra cambiare”.

Tratto da A. Boucorechliev: Stravinsky, ed. Mondadori, 1984 (edizione originale Fayard, Parigi 1982).

 
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