Milano Musica e i nuovi compositori

milano musica“Nuovi” non tanto, ma poco ascoltati nelle sale da concerto italiane. Stiamo parlando di alcuni compositori ospitati dal festival Milano Musica: Georg Friedrich Haas, Stefano Gervasoni, Fabio Nieder e Clara Iannotta. Percorsi diversi, biografie diverse. Haas, per esempio, è ormai da anni uno dei compositori più apprezzati in quell’ambito particolare della ricerca che porta il nome di spettralismo (spectral music, meglio evitare l’equivoco “spettrale”, anche se è chiaro che lo spettro in questione qui è quello sonoro). Dopo gli studi con Friedrich Cerha, Haas ha avviato una proficua ricerca intorno alle possibilità del suono, anche se il compositore rivendica un punto di vista più ampio di quello “microtonale”, una soluzione fuori dai codici consueti- quelli delle cosiddette neoavanguardie- che non riduca, quindi, il suo stile ad una semplice “teoria”. La musica di Haas non è certo il frutto di una speculazione fine a sè stessa, essendo il fine emotivo e drammatico. E per la sua tendenza a costruire ampie campiture sonore non può non ricordare Ligeti (microintervalli, politonalità). In realtà, il conflitto è soltanto apparente: proprio l’esempio di Ligeti può suggerire come un’astrazione viva sia anche, per quanto di rado ciò avvenga al giorno d’oggi, il vettore di grandi emozioni. Del compositore austriaco si potrà ascoltare presso l’Auditorium San Fedele Anachronism (2013), in prima esecuzione italiana (16 ottobre). Ottima la scelta, a nostro parere, di inserire nel programma di sala anche Introduzione all’oscuro (1981) di Salvatore Sciarrino – un altro compositore vigile e attento quanto libero da sovrastrutture teoriche.

quartetto-diotima

Quartetto Diotima

Gervasoni sarà presente al festival con una nuova composizione dal titolo Clamour (Terzo quartetto per archi), una commissione del Quartetto Diotima che lo eseguirà il 23 ottobre presso l’Auditorium. Compositore prolifico e ormai pluripremiato, Gervasoni ha cominciato a studiare musica contemporanea con Luigi Nono, ma presto trova materia su cui riflettere ai corsi di perfezionamento di Ligeti (chiaramente Ligeti rimane, per molti aspetti, un faro per la generazione che stiamo esplorando). L’incontro con Helmut Lachenmann deve aver lasciato un segno profondo sulla sua musica. Senza dimenticare i classici, naturalmente, come Monteverdi…Una lezione d’ascolto che deve qualcosa al magistero di Bruno Maderna e di Nono, oltre a una chiara intenzione compositiva nella direzione di un’assenza di preconcetti compositivi. Attento ai valori del teatro musicale quanto alla ricerca sonora, spesso eclettica, autore di opere raffinate come Der Bilderfresser, Fabio Nieder è da tempo tra i compositori prediletti del festival. Anche quest’anno, in effetti, gode di una certa presenza in cartellone visto che il suo nome appare ben tre volte nell’arco di pochi giorni (24-28 ottobre). Buone le scelte di repertorio: 27 Haidenburger Vogellaute per ottavino live e 3 ottavini su nastro (ultima versione, 2015), Der Schuh auf dem Weg zum Saturnio Ein Liebesgesang in 3 Bildern per nove strumenti (2010) e Sogno 10 lùnedi gennaio 1892, in una casa molte gente musiche son entrato a casa per pianoforte, violino, viola, violoncello e un DJ-percussionista (2005). Si diceva del fascino che Lachenmann esercita ancora sui giovani, dunque come non parlare di Clara Iannotta di cui ascolteremo D’après, una breve composizione del 2012 (Teatro Elfo Puccini)? Tra i compositori più giovani (1983), Iannotta nasce come flautista ma scopre presto la composizione come destino personale. Oggi nel suo percorso può vantare esperienze formative con compositori quali Alessandro Solbiati, Franck Bedrossian e Frédéric Durieux. Attualmente è anche impegnata come direttore artistico del Bludenzer Tage zeitgemäßer Musik festival. Concludiamo questa breve panoramica citando dall’intervista che Ricciarda Belgiojoso ha fatto qualche anno fa a Gervasoni (il testo integrale si può leggere sul sito del compositore): ci sembrano parole che possono riassumere, almeno in parte, il senso di una generazione: “È vero che la modernità è finita, ma la ricerca non ha mai fine. Al di là dei risultati musicali, mi considero un utopista quanto Nono. Per me la musica non finisce, le idee non finiscono. La musica è una continua trasmutazione di un’idea in un’altra, si modifica, si tiene conto di ciò che la storia ci consegna per poter aggiungere alla storia qualcosa di nuovo, di diverso, di originale, di utile, di inutile e via dicendo”. (a.d., o.g.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *