Berlioz secondo Boulez

In occasione del concerto del 7 settembre per MiTo Settembre Musica (Les Siècles, direttore Nicholas Collon, Adrien La Marca alla viola) pubblichiamo alcune considerazioni di Pierre Boulez a proposito del genio orchestrale di Berlioz. Le riflessioni di Boulez risalgono agli anni Settanta, ma sono ancora valide oggi per riflettere sulla musica di un capofila del romanticismo francese.

Pierre BoulezL’immagine di Berlioz sembra consegnata per sempre ai manuali di storia della musica e alle enciclopedie. Ma se è vero che è stato, nella sua epoca, un rivoluzionario vuol dire anche che, per noi, riveste un ruolo non secondario nell’evoluzione del discorso musicale. Berlioz, infatti, è stato l’artefice di una concezione nuova della composizione sinfonica a tal punto che, ancora oggi, colpisce gli ascoltatori per l’originalità della sua Sinfonia fantastica. Un compositore contemporaneo che ha capito molto bene quale fosse la natura del talento di Berlioz è Pierre Boulez. Già negli anni Settanta, infatti, Boulez vedeva in Berlioz un compositore innovativo, un inventore di forme. Durante un’intervista degli anni Settanta, Boulez affermava: “E’ completamente aberrante parlare di tradizione francese. Se c’è una caratteristica da rilevare, piuttosto che una tradizione, è un interesse per il suono in sé stesso, che è stato, a partire dal XVIII secolo, una costante dell’espressione musicale francese quando essa è capitata sotto mani competenti. Le prime strumentazioni di Berlioz, per esempio, sono veramente di una fantasia straordinaria a paragone di tutto ciò che lo circondava e, anche se la composizione è maldestra, anche se l’armonia è qua e là atroce, c’è un’invenzione dal punto di vista della fisiologia dell’orchestra che non ha rapporto con tutto ciò che hanno fatto i suoi predecessori (…) A partire dalla Sinfonia fantastica Berlioz si assume il compito di portare la strumentazione della sua epoca ad un punto straordinariamente avanzato. Se si paragona – faccio apposta questo esempio – l’orchestra di Berlioz e l’orchestra di Schumann, che era pressappoco suo contemporaneo, è come il giorno e la notte. In un caso c’è un’immaginazione strumentale prodigiosa e nel secondo c’è qualcosa di spento. Semplicemente, la strumentazione è naturalmente adatta a quello che Schumann vuol fare, ma si sente benissimo che il pensiero non è andato molto lontano in quella direzione”.

Il testo integrale si può leggere in P. Boulez, Per volontà e per caso, ed. Einaudi 1977.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *