Biennale Musica 2015: l’arte della memoria

George Aperghis (Machinations)

George Aperghis (Machinations)

Un celebre quadro di Salvador Dalì s’intitola “La persistenza della memoria”. Poteva essere un buon titolo per questa edizione del 59° Festival Internazionale di Musica Contemporanea (Venezia). Il direttore Ivan Fedele ha, infatti, affermato che “il Festival si svilupperà intorno al tema della “memoria” inteso nelle sue diverse accezioni, sia come strumento percettivo/cognitivo imprescindibile per l’esperienza ermeneutica, sia come ricordo e traccia storica vivida e rivitalizzante nella contemporaneità, attraverso accostamenti di epoche lontane nel tempo ma vicine nell’essenza dell’ispirazione e del pensiero”. Le virgolette sono d’obbligo, naturalmente, essendo la memoria un fenomeno complesso e ambiguo: memoria del compositore così come dell’interprete, del pubblico e dello storico della musica intento a ricostruire i frammenti di un passato che, spesso, si fatica a riconoscere. Specialmente dopo la cosiddetta fase postmoderna, quando ormai Handel quanto la seconda scuola di Vienna e ogni steccato – formale, ideologico, etc.- è caduto: oggi, quindi, si percepisce più che mai l’importanza della memoria e del discorso che la sa valorizzare.
Proprio questo è uno dei compiti che il festival si prefigge quest’anno, anche attraverso l’opera di alcuni compositori che hanno segnato importanti svolte nella “memoria storica” del Novecento: Pierre BoulezGeorges AperghisHelmut Lachenmann. Boulez è ormai il consacrato Maestro di una visione modernista dell’interpretazione così come delle trame musicali, sonore; Aperghis (vedremo il suo celebre Machinations per quattro voci femminili) ha rivoluzionato la scena teatrale come pochi altri, mentre Lachenmann è tra i più radicali compositori degli ultimi cinquant’anni. Ma l’eredità musicale non sarebbe quella che è se non ci fossero le orchestre e direttori come Giuseppe Sinopoli, alla cui memoria è dedicato il progetto di Biennale College – Musica affidato a Michele Carulli, a lungo assistente di Sinopoli (maggiori informazioni sul sito).

Anche quest’anno ampio spazio è dedicato ai nuovi compositori, alcuni poco noti in Italia ma ospitati volentieri sui palcoscenici internazionali: Milica Djordjevic (1984), Nina Šenk (1982), Pasquale Corrado (1979), Federico Gardella (1979), Silvia Borzelli (1978), Lara Morciano (1978), Dai Fujikura (1977), Marcin Stanczyk (1977), Luca Antignani (1976), Filippo Zapponi (1976), Benoît Chantry (1975), Aureliano Cattaneo (1974). Non meno presente in laguna sarà la generazione di mezzo: George BenjaminFabio NiederVladimir TarnopolskiFabio Cifariello CiardiMatteo D’Amico e Dieter Ammann. Non resta che consultare il programma e compilare l’agenda, magari gettando un occhio – meglio se l’orecchio- oltre i confini del già noto. (m.s.)

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