Pianisti del nostro tempo: Frederic Chiu

Frederic ChiuFrederic Chiu è un pianista che ha lavorato molto sulle trascrizioni per pianoforte dei grandi compositori. La trascrizione è un’arte sopraffina, occorre scegliere con attenzione le parti della composizione che possono essere rese al meglio dallo strumento ma, d’altra parte, si tratta di un genere interpretativo che non può escludere la conoscenza approfondita della partitura originale. Un territorio delicato, quindi, sul quale non è facile muoversi con successo. Il caso di Franz Liszt è esemplare: tra le sue celebri trascrizioni per pianoforte, Frederic Chiu ha scelto quella che più di altre testimonia l’omaggio a Beethoven (sinfonie n. 5 e n.7) e, di conseguenza, l’eredità acquisita dai compositori del romanticismo. Prima di trasferirsi in Francia, Frederic Chiu ha studiato presso la Juilliard School (New York) e ha raccolto, nel corso degli anni, un numero notevole di premi che gli hanno permesso di mettere in luce il suo talento di interprete, ma soprattutto ha lavorato molto per la riscoperta della musica pianistica, come testimonia l’intensa attività discografica. Oltre a Mendelssohn, Chopin, Liszt, Grieg, Brahms, Rossini e Schubert, Chiu si è dedicato a un importante progetto integrale delle sonate per pianoforte di Prokofiev (10 CD Harmonia Mundi, 2001) e al ciclo meno noto di Liszt, Les Années de Pèlerinage, dove il compositore elabora la suite secondo un linguaggio ormai lontano dalla tradizione classica e a diretto contatto con le influenze letterarie (Dante, Petrarca). Non manca, nel repertorio di Chiu, una riflessione sul rapporto tra il Lied e il pianoforte; ma a differenza di molti altri interpreti, anche in questo caso Chiu ha scelto la trascrizione schubertiana (Lieder Transcriptions: Die Forelle) al posto del duo cantante-pianoforte. Una sfida difficile da vincere per il pianoforte solista, ma il risultato non ha deluso gli ascoltatori e il disco (la prima incisione risale al ’98) è diventato un punto di riferimento nella discografia dedicata al compositore viennese.

Nella sua ricerca di ciò che il pianoforte restituisce dei fenomeni musicali, Chiu ha saputo creare un piccolo gioiello interpretativo con Reflections (Harmonia Mundi, 1995), probabilmente il suo album più fortunato. Tra RavelSchönberg, passando attraverso l’opera meno nota di Abel Decaux (Clairs de lune), tra “impressionismo” francese e “atonalità” mitteleuropea, Frederic Chiu ha cercato le connessioni nascoste, le reciproche interferenze dimostrando con  Reflections che certe etichette hanno un fondamento fragile. Dall’ascolto di questo lavoro si può uscire con la sensazione di aver capito di più di quanto ci raccontano le enciclopedie della musica, i critici e i molti sostenitori della musica “classica” contro la presunta “avanguardia”. Forse non esistono né l’una né l’altra, ma una specie di continuum di forme che non cessano di cambiare o di rinnovarsi? Quanta “atonalità” c’è, per esempio, nel ciclo pianistico di Decaux? E’ lecito parlare di anticipazione dell’atonalità prima dei celebri Tre pezzi per pianoforte op.11 di Schönberg? Di certo, l’ascoltatore può riflettere sul fatto che Decaux non ha formalizzato in termini teorici le necessità che manifesterà Schönberg e, in qualche modo, è rimasto nei dintorni di un’impressione musicale, per quanto precorritrice, nel senso di Debussy (autore anche lui, com’è ben noto, di un più melodico e accessibile Clairs de lune). Ma la soglia è davvero sottile, e il piacere di ascoltare Reflections consiste, forse, nel cogliere tutte le possibili risonanze. La grande musica elude le categorie, e oggi gli interpreti hanno tutti i mezzi per esplorare terre nuove. (a.d., m.s.)

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