Steve Reich: “Tutta la musica è musica etnica”

Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia, Steve Reich spiega in questo testo l’essenza della sua ricerca musicale: l’attenzione per la nascita del suono, le differenze con la musica di John Cage e con la tradizione europea. 

Steve Reich“Mi interessano i processi percepibili. Voglio poter udire il processo nel suo svolgimento sonoro. Per favorire un ascolto attento ai minimi dettagli, il processo musicale dovrebbe svolgersi con estrema gradualità. L’esecuzione e l’ascolto di un processo musicale graduale somigliano a: spingere un’altalena, lasciarla andare, e osservarla mentre ritorna gradualmente all’immobilità; capovolgere una clessidra e osservare la sabbia mentre scorre lentamente e si accumula sul fondo; affondare i piedi nella sabbia sulla riva dell’oceano e guardare, sentire e ascoltare le onde che poco a poco li seppelliscono. Una volta avviato e innescato, il processo va avanti da solo, anche se posso certamente provare il piacere di scoprire processi musicali e di comporre il materiale musicali per poterli svolgere. Può essere che il materiale suggerisca il tipo di processo adatto a svolgerlo (il contenuto suggerisce la forma), o che il processo suggerisca che tipo di materiale adoperare (la forma suggerisca il contenuto): se la scarpa calza, indossatela. Il processo musicale si può attuare con un’esecuzione dal vivo di musicisti in concerto oppure con degli strumenti elettroacustici. In ultima analisi, non è questo il problema principale. Uno dei più bei concerti cui ho assistito era tenuto da quattro compositori che facevano ascoltare alcune loro opere su nastro magnetico in una sala buia – un nastro è interessante quando è un nastro interessante. Quando si lavora di frequente con apparecchiature elettroacustiche si è portati a riflettere sui processi musicali. Tutta la musica è, in fin dei conti, musica etnica”.

“I processi musicali possono metterci in contatto diretto con l’impersonale e darci nello stesso tempo una specie di controllo totale (spesso non si pensa che l’impersonale possa accompagnarsi al controllo totale). Quando parlo di “una specie” di controllo totale, voglio dire che l’atto di svolgere un dato materiale attraverso un processo consente un controllo completo dei risultati, ma nello stesso tempo porta anche ad accettare tutto ciò che ne risulta senza apportarvi modifiche. John Cage ha usato i processi e ne ha accettato i risultati, ma i suoi processi sono di tipo compositivo e non si possono distinguere durante l’ascolto. Il processo che consiste nell’usare l’I-Ching o le imperfezioni di un foglio di carta per definire dei parametri musicali non è trasparente all’ascolto: l’orecchio non riesce a cogliere la relazione tra i processi compositivi e la realtà sonora. Analogamente, nella musica seriale la serie raramente è udibile. Questa è una differenza fondamentale tra la musica seriale (essenzialmente europea) e l’arte seriale (essenzialmente americana), in cui la serie percepita è di solito il punto focale dell’opera. Mi interessa un processo compositivo che sia tutt’uno con la realtà sonora”.

“Il ricorso a meccanismi nascosti nella musica non mi ha mai attirato. Ci sono misteri a sufficienza per soddisfare tutti anche quando il gioco è scoperto e chiunque può ascoltare quanto si svolge gradualmente in un processo musicale. Questi misteri sono i sottoprodotti psico-acustici, impersonali e involontari, del processo stabilito; possono comprendere melodie secondarie che si ascoltano all’interno di motivi melodici ripetuti, effetti stereofonici che dipendono dalla posizione dell’ascoltatore, leggere irregolarità nell’esecuzione, armonici, suoni differenziali, etc. Ascoltare un processo musicale che si svolge con estrema gradualità mi consente di prestare attenzione a esso, ma esso si estende sempre oltre le mie capacità di percezione, il che rende interessante riascoltare lo stesso processo musicale più volte. Con esso mi riferisco a quel settore di sviluppo di ogni processo musicale graduale (e completamente controllato) in cui si possono udire i dettagli del suono allontanarsi dalle intenzioni e seguire la propria indipendente logica acustica”.

Tratto da AA.VV, Steve Reich, ed. EDT 1994.

 

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