La mano sinistra di Ravel

Entriamo nel cuore di uno dei concerti più celebri di Ravel, il Concerto per la mano sinistra (1932). Dedicato al pianista Paul Wittgenstein, fratello del filosofo Ludwig, il concerto è uno dei risultati più maturi della tecnica compositiva di Ravel. Un invito all’ascolto.

Maurice-RavelIn un’intervista con il critico musicale Michel-Dimitri Calvocoressi, Ravel affermava: “Il Concerto per la mano sinistra è in un solo movimento, e molto diverso. Contiene numerosi effetti jazzistici, e la scrittura non è così leggera. In un’opera di tal genere, è indispensabile che la tessitura sonora non dia l’impressione di essere più scarna di quella di una partitura scritta per le due mani. Per la stessa ragione ho fatto ricorso a uno stile ben più vicino a quello dei concerti tradizionali più solenni. Una delle caratteristiche dell’opera è che, dopo la prima parte scritta in quello stile tradizionale, si produce un improvviso mutamento, e comincia il jazz. Solo che, in seguito, appare evidente che questa musica di tipo jazzistico è costruita in pratica sullo stesso tema della parte iniziale”. Il concerto è, dunque, dotato di due anime ben precise che vengono accostate e fuse insieme dall’inconfondibile stile orchestrale di Ravel, ma con una difficoltà in più: doveva suonare come se fosse un normale concerto per pianoforte e orchestra, mentre in realtà la parte solista è affidata a un pianista dalla mano sola, nel caso della prima esecuzione si trattava di Paul Wittgenstein con l’orchestra dei Wiener Symphoniker (1932).
Questo genere di concerti non era una novità: Ravel aveva potuto attingere a un repertorio ampio che comprendeva autori come Saint-Saëns, Chopin, Czerny, Scrjabin. Le novità, invece, risiedono nella forma del concerto che si allontana dal concerto “classico” nel senso di Beethoven e dei Romantici. In primo luogo, c’è in quest’opera il tocco caratteristico di Ravel basato, almeno in parte, sulla lezione di Chabrier e di Debussy: i registri acuti vengono privilegiati con la sola eccezione dell’introduzione, dal timbro cupo e dal fraseggio vagamente indefinito. La leggerezza è quasi un dogma e le influenze armoniche ricavate dal jazz non fanno che accentuare la tendenza di Ravel per il colorito brillante e l’effetto a sorpresa. In secondo luogo, come ha dimostrato Enzo Restagno nella sua monografia dedicata all’opera di Ravel (Ravel e l’anima delle cose, ed. il Saggiatore 2009), c’è nel Concerto per la mano sinistra un rovesciamento di ruoli tra la parte solista e l’orchestra che non si lascia più comprendere al modo del concerto beethoveniano, prototipo di tante composizioni romantiche: “La lotta prometeica tra il solista e l’orchestra innesca inevitabilmente quel confronto dialettico che è il terreno di elezione della musica romantica. Il confronto potrà essere drammatico quanto si vuole, ma alla fine condurrà a un soluzione purificatrice. Per l’epoca di di Ravel, e per lui in particolare, una drammaturgia del genere era priva di senso” (p. 525).

RavelSe il concerto è, dunque, diviso in due parti il modo di confrontarle non ha molto a che vedere con le abituali cesure del concerto classico, ma deve giocare su altre soluzioni, in particolar modo sul ritorno ciclico del tema (primo movimento) e sulle modulazioni jazzistiche che lo richiamano da lontano. Il risultato è una partitura carica di risonanze, di ricordi e di rimpianti che formano, in sostanza, la poetica di Ravel. Il materiale tematico è elaborato con la consueta eleganza, ma come ha notato a suo tempo Massimo Mila, per Ravel anche Debussy è un modello da oltrepassare: “Ravel muove sempre da una preoccupazione formale di ordine generale. Il pezzo, in Debussy, quanto alla sua costituzione complessiva, trova la sua giustificazione nello svilupparsi medesimo dell’ispirazione. Ravel, invece, tende a preordinare una struttura entro cui la composizione musicale si organizza (…)” (Breve storia della musica, ed. Einaudi, p. 361). Ne deriva uno stile dai contorni netti e precisi che può far pensare ad alcuni esponenti del Gruppo dei Sei (ne abbiamo parlato in un articolo). Il Concerto per la mano sinistra, accanto al Concerto in sol per pianoforte e orchestra, è un ottimo esempio di che cosa vuol dire, per Ravel, scrivere musica collocandosi tra la tradizione classica e la modernità alle porte.
Il mito e il fascino del Concerto per la mano sinistra non hanno smesso di provocare effetti interessanti sulla musica di questi ultimi anni. Recentemente, la compositrice Lucia Ronchetti si è ispirata proprio al Concerto per il suo Ravel Unravel, una produzione resa possibile dalla società concertistica di “Amici della Musica” di Ancona, dall’Accademia Filarmonica Romana e da altre istituzioni musicali. Si tratta di una composizione per pianoforte e violoncello che mette in scena l’incontro, non privo di conflitti e fraintendimenti, tra Paul Wittgenstein e Ravel. Com’è risaputo, Ravel si era assentato alla prima del Concerto a Vienna per divergenze sorte intorno all’interpretazione di Wittgenstein, colpevole di aver inserito delle varianti nella parte solistica. Quindici giorni dopo la prima, il Concerto tornerà a splendere di luce propria, nel rispetto delle volontà del compositore, grazie alla tecnica e all’attenzione di Marguerite Long al pianoforte. (a.d.)

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