“Herrlichkeit der Musik”: intervista a Alessandro Valtulini

Il mondo dei direttori d’orchestra non è soltanto abitato da eminenze grigie. Negli ultimi tempi un giovane compositore e direttore d’orchestra si sta facendo avanti con forza e determinazione: intervistiamo Alessandro Valtulini, dopo il suo folgorante debutto a Londra sul podio della Philharmonia Orchestra.

Alessandro Valtulini1. Puoi parlarmi del tuo debutto londinese avvenuto a settembre dell’anno scorso? A distanza di qualche tempo, che cosa pensi che sia stato più importante per te di quest’esperienza?

Prima di tutto, a fare la differenza è stata l’eccellente qualità dell’orchestra, la straordinaria qualità dei musicisti che suonano per la Philharmonia Orchestra. Sia sul piano musicale che sul piano umano si sono dimostrati disposti ad affrontare nuove sfide, e a dare così spazio alla musica di un giovane compositore e direttore. Bisogna sottolineare anche la capacità organizzativa dell’orchestra, se pensi che con poche ore di prove siamo riusciti a realizzare una première forse irripetibile. L’accoglienza è stata davvero ottima, sono stato infatti inserito nella stagione ufficiale della Philharmonia Orchestra, e la mia World Premiere era dopo la stagione dei Proms a Londra. Un concerto interamente dedicato alla mia musica, come puoi immaginare è stata una soddisfazione immensa, davvero unica per me. Questo lo devo solamente a  David Whelton (Managing Director) che ha creduto da subito nella mia musica. Una persona veramente unica a cui sarò sempre grato per tutta la vita.

2. Nel tuo repertorio ci sono diversi lavori sinfonici. Vorrei che ci soffermassimo sulla forma sinfonica. Facciamo un breve excursus storico: verso la prima metà del XIX° secolo la forma sinfonica subisce, come sai, dei profondi cambiamenti. La storia della sinfonia è, almeno in parte, quella di un genere che diventa con Schoenberg– e prim’ancora con Brahms– qualcosa che appartiene, quanto a tecnica compositiva, alla musica da camera. Non è un caso, quindi, se la musica cameristica è diventata, in seguito, l’ambito in cui avvengono molti degli sviluppi della musica “contemporanea”. Come compositore, tu sembri andare in una direzione opposta a questi sviluppi…Qual è la tua idea di musica sinfonica?

In primo luogo, per me la sinfonia è la massima espressione di che cos’è veramente  la musica classica. Ma direi che, dal punto di vista compositivo, ci sono due forme che rappresentano il vero sinfonismo: la sinfonia propriamente detta e l’ouverture. Parlo ovviamente dell’ouverture sinfonica. Penso che queste siano le forme che si adattano meglio a ciò che un compositore può voler dire o trasmettere al pubblico. A volte, anche il concerto per strumento solista e orchestra- penso, per esempio, al concerto per violino di Brahms– può fornire le sfumature espressive di cui il compositore ha bisogno nella sua musica. Tu citavi prima Schoenberg…Ecco, c’è da dire che il rapporto con il passato è fondamentale per tutti i musicisti, per Bach come per Brahms o per i compositori d’oggi. Io credo che anche nel Novecento le forme del passato- pensa per esempio ad un compositore come Rachmaninov– devono continuare ad esercitare la loro influenza perché è ciò che rende la classica una forma musicale in continua evoluzione. Lo stile che ho creato, nelle mie composizioni, è  in diretto rapporto con le grandi forme del passato, quindi, ma dato che viviamo nel XXI° secolo volevo anche cercare di avvicinare i giovani alla musica sinfonica e, pertanto, per certi aspetti ho voluto innovare la forma della sinfonia…Questo in un momento in cui non si può dire che ci sia molta innovazione in campo sinfonico. Mi aspetto grandi cose anche dalla prèmiere della mia prima Sinfonia, prossimamente, a Roma.

3. Tra le tue composizioni orchestrali ce n’è una che mi sembra rivestire un ruolo un po’ particolare: il concerto per violino in Si bemolle maggiore. Mi puoi parlare di questo brano?

Sì, certo. In effetti, si tratta di un concerto all’italiana, cioè non rispecchia la forma del concerto in tre tempi, ma è in un solo tempo. Nonostante ciò è costruito in tre parti diverse: la prima parte, dopo un’ampia introduzione orchestrale dà risalto soprattutto alla parte solista, quindi al violino. Nella seconda parte c’è una forma a specchio: il violino elabora i suoi virtuosismi, con diverse variazioni, sul materiale presente fin dall’attacco iniziale del concerto. Invece, verso la fine, il solista conduce il gioco con nuove idee e nuove prospettive fino alla cadenza finale. Qui ho inserito un’innovazione, perché il violino continua a lavorare a specchio sia sui temi portanti del concerto sia intrecciando il suo discorso con due code che portano alla conclusione. Devo dire che la Philarmonia Orchestra ha fatto un lavoro magnifico con il concerto per violino, e sono molto contento dei risultati. Non l’avevo mai suonato prima, e posso dirti che è con la Philharmonia Orchestra che questo brano ha preso davvero vita. E’ stato uno dei brani preferiti del mio Primo Violino della Philharmonia, Zsolt – Tihamèr Visontay, giovanissimo e solo trentenne, un leader veramente eccezionale, una persona fantastica con una serietà professionale incredibile e unica. Un grandissimo Concert Master. Lui ha fatto molto, moltissimo durante tutta la World Premiere Debut e a lui devo tantissimo. Ha saputo tenere tutto con grande precisione e con grande tenacia. D’altra parte è un tedesco, e io ho una grandissima stima per i tedeschi, sia per la musica che per la loro determinazione.

4. Quando sei in Italia a quale situazione strumentale (ensemble, orchestre, etc.) ti puoi appoggiare? Che ambiente stai trovando intorno a te, qui in Italia?

In Italia non c’è, purtroppo, la mentalità adatta per proporre nuova musica. E’ triste perché, comunque, l’Italia è il Paese che ha creato buona parte della musica classica…Se pensi a Corelli, Scarlatti, Vivaldi e così via, a tutti i grandi del passato. Oggi, invece, la situazione è diversa nonostante il grande numero di compositori. Se guardi il repertorio ti accorgi che le opere sono sempre le stesse, c’è poco spazio per i giovani. Per quanto mi riguarda, io faccio riferimento ormai soltanto alla Philharmonia, quindi a Londra che è stata la culla della mia musica e che rimane, a tutt’oggi, la mia base. La Philharmonia è un’orchestra unica per la profondità del suono che riesce a ottenere, i suoi crescendi e i suoi vibrati sono unici…Non so se potrei trovarli altrove. E questo non è soltanto il mio parere. E’ il parere di tanti, tantissimi. Per tornare alla tua domanda, bisogna dire che in Italia non esiste una vera tradizione sinfonica: il peso del melodramma si è fatto sentire molto, e sappiamo che questo vuol dire che l’orchestra resta subordinata alle parti cantate, dunque alla scena. A questo c’è poi da aggiungere il fatto che dei sinfonisti italiani si sono perse le tracce. Basti pensare  ad un compositore come Muzio Clementi la cui musica è stata scoperta ed eseguita- guarda caso, per la prima volta proprio dalla Philharmonia Orchestra, soltanto di recente da un certo Francesco D’Avalos, mentre non era meno di Beethoven come autore sinfonico. Qui in Italia, oggi, dove sono gli autori sinfonici? Il fatto è che il nostro non è un Paese favorevole alle nuove idee, mentre all’estero se un giovane compositore ha talento può trovare una certa accoglienza e lo spazio necessario per farsi ascoltare. Per me il compositore è la figura più importante nella storia della musica, bisogna ricordarlo. Questo fatto non è percepito come un valore perché, se noti bene, sono spesso i direttori d’orchestra a detenere il potere e a suonare sempre lo stesso repertorio senza aprirsi mai alle novità. Io credo, invece, nel compositore che dirige anche le sue opere. La figura del Compositore e Direttore d’Orchestra è il vero futuro della musica, come del resto lo era anche nel grande passato.

5. I tuoi progetti per il futuro?

Adesso il mio obiettivo è diffondere al massimo la mia musica, sia le mie opere sinfoniche eseguite a Londra con la Philharmonia Orchestra, sia altre opere che non sono state mai eseguite fino adesso. Ho molta musica da realizzare, ma intanto c’è la grande Sinfonia n. 1 in Re maggiore “ Der Unsterblcihe” “ Die Neue Welt der Grossen Musik ” che dura due ore e venti minuti ed è suddivisa in cinque vasti movimenti. Il Finale della Sinfonia, con Coro a 4 voci e Doppio Coro, è musicato su un’Ode scritta da me stesso in lingua tedesca: “HERRLICHKEIT DER MUSIK“ , in Italiano “ Grande Gloria alla Musica”. Un’Ode che descrive cosa è realmente la Musica, cosa essa realmente vuole trasmettere, cosa essa vuole rilevarci, e quale è la sua grande missione per l’Umanità.  Presto conosceremo  le date del debutto al Teatro dell’Opera di Roma, sarà un grande evento anche per l’Italia dopo Londra. Ho scelto Roma perché è la Capitale dell’Italia, il Paese che assolutamente deve cambiare il suo sistema senza alcun senso. E’ una composizione immensa quanto a impegno, come puoi capire, ma d’altra parte il mio modo di comporre è sempre stato rapido, mi piace molto scrivere per l’orchestra. E’ stata la mia prima opera che ho scritto e l’ho scritta quando avevo ancora 19 anni. Solo nel 2013 ho aggiunto nel Finale la parte con il coro cantato sull’Ode “Herrlichkeit der Musik“. Questa grande Sinfonia racchiude tutta la mia vita, e sono davvero contento di questo grande lavoro. Essa racchiude veramente tutto di me, tutti i momenti, tutte le mie avventure, felici e tristi. Del resto l’Orchestra Sinfonica è la mia vita. Il bello è il fatto di lavorare tutti insieme, il lavoro che fai con gli orchestrali. S’impara molto da ognuno di loro. S’impara veramente moltissimo. A Londra l’ho davvero provato con persone straordinarie. In fondo, quello che conta davvero è l’impatto e l’emozione che la musica riesce sprigionare nel pubblico. Per fortuna, questo è qualcosa che nessun potere politico è ancora riuscito a sconfiggere.

Web site: www.alessandrovaltulini.com

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