Debussy e l’arabesco

Parliamo di due libri dedicati all’arte di Claude Debussy che si possono aggiungere alla già sterminata produzione saggistica dedicata al celebre compositore: Il sogno di Pan. Saggio su Debussy di Paolo Repetto (ed. Il Nuovo Melangolo) è una ricognizione ampia nel corpus delle opere orchestrali e pianistiche. Il lavoro monografico di Andrea Malvano, invece, si concentra sul poema sinfonico La Mer (Albisani editore) analizzandone la struttura armonica, gli intenti estetici e la forma generale.

Claude DebussyPaolo Repetto indaga il modo in cui Debussy giunge all’idea dell’arabesco musicale, vale a dire a “quella concezione della musica che è il fondamento e la guida di tutta la sua opera”. Sembra che all’origine di quest’idea ci fosse l’ascolto di una messa di Palestrina per voci sole, come testimonia anche l’epistolario di Debussy dove si può leggere: “E’ meravigliosamente bella, questa musica che pure è di una scrittura molto severa, sembrava tutta bianca e l’emozione non è tradotta (come è divenuto in seguito) da gridi, ma da arabeschi melodici”. Repetto osserva che si tratta di “armonie melodiche, linee orizzontali che possono divenire, combinandosi liberamente, verticali. Note che si sovrappongono naturalmente, senza leggi precostituite, a formare un fluido puro di melodie accordali. Punti sparsi nell’aria, liberi e felici come rondini, che ora si raggruppano ora si allontanano (…) E’ la scoperta di Debussy, la sua caratterizzante invenzione. Egli ha intuito che il rinnovamento della musica occidentale non poteva avvenire per linea melodica ma doveva costituirsi, almeno per la prima parte, per via armonica, quella via, su di un altro piano, tanto approfondita da Brahms”. Naturalmente non si tratta tanto di un’invenzione in senso assoluto. L’autore nota, infatti, che una certa concezione dell’ornamento come “arabesco musicale” si trova già in Bach. Il passo verso la libera atonalità è ancora molto lontano, ma c’è già una linea di fuga che passa attraverso i “suoni come frammenti, timbri come minime idee, piccole frasi” che si possono ascoltare in brani pianistici come Reflets dans l’eau (nel ben noto trittico Images) o nelle opere orchestrali, in particolar modo in La Mer. E’ interessante che a questo proposito Repetto cita un’opera anteriore e meno conosciuta come il Quartetto per archi che tiene occupato il compositore nel 1893.
La genesi dell’opera che darà a Debussy la celebrità è lunga e travagliata. La Mer nasce in uno dei periodi più oscuri e difficili, quando il ritiro in campagna, lontano dalla città e dalla folla che vocifera contro il recente Pelléas et Mélisande, si rivela per Debussy non privo di disagi e di disgrazie familiari. Ma Debussy è ormai vicino alla sua idea musicale: “Ancora più che nei Notturni” nota Repetto “qui il materiale tematico è polverizzato in una girandola veloce d’idee che si distruggono lungo il brevissimo tempo del proprio farsi. I riferimenti alla tonalità diventano sempre più ambigui, gli accordi tradizionali vengono ricamati di nuove note estranee… ” A questo punto sarà meglio rifarsi all’ampia analisi che Andrea Malvano fornisce nel suo libro dedicato, appunto, a quest’opera straordinaria e, in particolar modo, ala seconda parte del volume che ne studia la struttura e le principali caratteristiche fornendo una pregevole guida all’ascolto.

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